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Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.

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    La Turchia procede a passi rapidi in direzione opposta a quell’Occidente e a quell’Europa tanto a lungo sognata in epoca pre-Erdogan, e corre verso le forme più oscurantiste di islamismo. Oggi sono al bando le teorie evoluzioniste e le opere di laici come Dawkins. Rileggetevi i bei libri di Orhan Pamuk, premio Nobel, e in particolare il suo Istanbul per commuovervi al desiderio di Occidente che avevano, e hanno, gli intellettuali turchi più raffinati.

    Dervisci danzanti, Istanbul

    Persone che ho incontrato.

    Il finto Elvis Presley (un olandese) a Ülödenize (Turchia del Sud)

    I luoghi più belli che ho visitato.

    La città fantasma di Kayaköy (Turchia) triste testimonianza di intolleranza fra popoli.

    Dio è con noi

    Troppo presi dai nostri problemi (se il firewall di 450 miliardi varato dal G20 sarà misura sufficiente, se coi ritrovati Cassano e Balotelli agguanteremo la finale… cose così) diamo solo occhiate distratte a quanto succede nel mondo, anche perché le notizie più cruente fanno ormai poca notizia, figuriamoci le altre.

    Una delle cose che accadono nel mondo, anzi una serie preoccupante di cose, hanno a che fare con l’integralismo religioso che priva progressivamente le popolazioni dei loro diritti civili e, in casi sempre più frequenti, li priva della loro vita.

    Nella vicina Turchia, per esempio, le donne sono scese in piazza per difendere il diritto all’aborto contro Erdogan che lo considera un crimine peggiore delle stragi di Curdi con le quali si diletta periodicamente il regime (di qualunque orientamento, va detto).

    In Nigeria domenica c’è stata l’ennesima strage di cristiani grazie all’efficiente e incontrastata Boko Haram.

    In Birmania è quasi guerra civile fra buddisti e islamici.

    Poi ci sono le notizie piccine, che non riguardano intere popolazioni ma singole persone, come il caso di Intisar che sta per essere lapidata in Sudan; e non si tratta semplicemente di un caso orrendo di giustizia primitiva, ma di una “giustizia” fondata su arcaiche interpretazioni religiose…

    Notizie di questo genere ci accompagnano ormai ogni giorno ma nei media italiani sono solitamente relegate in pagine interne perché la grande concentrazione su noi stessi ha bisogno di molto più spazio, e i commenti sugli Europei di calcio valgono da soli alcune pagine di giornale. E invece dovremmo meditare un po’ di più su questi disastri. Se in Europa le manifestazioni di estrema ottusità e fanatismo religioso si manifestano oggi solo (solo?) con il contrasto dei diritti civili (su più o meno tutti i temi relativi a sessualità, famiglia e fine vita), appena oltre i nostri confini l’intolleranza si trasforma rapidamente in tragedia, assassinio e genocidio.

    Tutte le religioni vi sono coinvolte; anche i cristiani (che in Africa e Asia sono sovente minoranza e più spesso vittime che carnefici), i buddisti (malgrado la stereotipata etichetta di simpatia che suscitano), gli islamici. Laddove da secoli popolazioni di religione diversa convivevano pacificamente, da alcuni decenni le armi e il desiderio di sterminio stanno sopravanzando, e l’Europa non è immune da questo contagio (ricordiamoci, ogni tanto, dei già dimenticati Balcani).

    Il radicalismo religioso è un atroce pericolo dei prossimi anni. L’idea di essere dalla parte di Dio e di non poter tollerare i seguaci delle divinità altrui, e poter imporre la parola di Dio in punta di fucile, e l’idea che trucidare un infedele sia in sé un atto buono e giusto che Dio premierà con riconoscenza ebbene, questa idea, che sta dilagando per il mondo, deve riempirci di timore assai più delle sorti dell’Euro.

    Il dramma egiziano fra islamismo e impossibile laicità

    Quanto sta succedendo in Egitto è emblematico del difficilissimo punto di equilibrio, forse inesistente, fra laicità e religione nei Paesi musulmani. L’impresentabile Shafiq incarna in tutto e per tutto l’odiata continuità col regime di Mubarak, mentre Mursi rappresenta i Fratelli Musulmani, elemento centrale, anche se non unico, della recente rivolta che ha portato al cambio di regime.

    I Fratelli Musulmani si propongono - non solo in Egitto - come una versione moderna e moderata dei partiti di ispirazione islamica, solitamente più estremisti e fanatici; lo stesso Mursi ha studiato in Occidente, è laureato ed è ben distante dal cliché del fanatico integralista; resta un fatto che il movimento è costituzionalmente anti-secolarizzazione, anti-occidentale, fondato sul rispetto integrale del Corano e così via.

    Gli egiziani che si ritrovano a votare Shafiq, d’altra parte, non sono certo tutti collusi col vecchio regime di Mubarak ma cercano di difendere - ahiloro sulle canne dei fucili dei militari - un’idea laica di Stato, filo-occidentale e volta alla modernità.

    La situazione ricorda per certi versi quella turca degli ultimi decenni, quella prima di Erdogan, quella nata dalla rivolta di Atatürk e sostenuta dai militari - anche con ripetuti colpi di stato - a difesa della laicità e contro l’idea di uno stato confessionale islamico.

    Per ragioni storiche non poi tanto difficili da riconoscere, unite alle peculiarità dell’islamismo, nel Nord Africa e Medio Oriente è molto difficile trovare una strada intermedia, una strada che porti a forme democratiche in cui laicità e fede religiosa possano convivere. Questa convivenza è impraticabile come forma di governo: lo Stato o è laico o è religioso. Se è laico ammette la presenza della religione nella sua società, anzi di differenti presenze religiose e agnostiche (in Egitto c’è una minoranza cristiana impaurita, una Sufi in prospettiva perseguitata, varie laiche e apertamente non religiose); se è religiosa ammette solo se stessa. L’islamico profondamente religioso e aderente ai modelli del Corano (quali sono i Fratelli Musulmani) parla per voce di Allah, e quindi sente profondamente la propria come una parola di verità e tutte le altre come parole blasfeme. Come non pretendere da tutti l’adesione a tale verità?

    E come non essere spaventati da questa fede?

    La Primavera Araba, con tanta faciloneria esaltata in Occidente, porterà rapidamente molte di queste nazioni di fronte all’impossibile sfida islamismo/laicità ed è facile prevedere la vittoria del primo, la conseguente repressione delle minoranze non allineate, l’allontanamento dal moderatismo filo-occidentale e l’ulteriore destabilizzazione dell’area.

    Creazionismo vs. Evoluzionismo

    Il governo di Seul ha annunciato che i prossimi testi scolastici escluderanno l’ipotesi evoluzionistica darwiniana e si baseranno sulla Genesi. Anche se gli ambienti scientifici sono in allarme la popolazione non protesterà più di tanto, visto che un terzo dichiara di non credere nell’evoluzionismo.

    Direte: “Vabbé, la Corea… così lontana… Ma chi se ne importa?” Forse vi importa di più degli Stati Uniti, dove il 55% degli intervistati dichiara in un recente sondaggio che il creazionismo dovrebbe essere insegnato assieme all’evoluzionismo e comunque il 54% non crede che l’uomo sia il prodotto di un processo evolutivo (dato in crescita rispetto a dieci anni fa; in effetti un Gallup dichiara che i creazionisti sono il 46% ma, insomma, siamo attorno a metà popolazione!)

    Né il creazionismo appartiene alla sola sfera cristiana: l’impulso islamico in Turchia, per esempio, sta facendo nascere una guerra anti-darwiniana.

    E in Europa? In Italia? In un vecchio articolo sull’Economist di due-tre anni fa, che non sono riuscito a rintracciare e dovrò citate a memoria, venivano riportati anche i dati dei principali Paesi europei oltre la Turchia; se quest’ultima era il fanalino di coda, anche in Italia, per intenderci, c’era una percentuale significativa (a memoria direi sul 10-15%) che pensava creazionisticamente.

    Ora: non stiamo parlando di teorie alternative sull’annosa questione “Da dove veniamo?” perché mentre l’evoluzionismo, questa sì, è una teoria scientifica (una delle meglio documentate e suffragate da evidenze di tutto l’armamentario scientifico contemporaneo), quella creazionista non è affatto una “teoria” bensì è la parola di Dio. Non a caso “si crede” nell’evoluzionismo, ci si abbandona con fiducia senza bisogno di documentarsi ma piuttosto come un articolo di fede. Se la Bibbia è il libro scritto da Dio medesimo, e in esso si parla di Creazione, allora Creazione fu, e pare già concessione alta e al limite dell’eresia concedere che forse l’uomo non fu creato così com’è ora ma comunque ci sia stata una sorta di evoluzione ispirata da un disegno divino (che è una mediazione in qualche modo accettabile fra fede e scienza che però non convince i creazionisti più rozzi).

    Io ho paura dei creazionisti.

    Pensare che metà dei cittadini del più ricco e potente Paese del mondo pensa che qualche migliaia di anni fa, nel Giardino dell’Eden, Dio plasmò una palla di fango e ci alitò sopra, e che da allora siamo così, uguali a noi stessi, mi spaventa. Pensare che un’alta percentuale di costoro vorrebbe che a scuola si insegnasse solo questo (sempre nella citata inchiesta dell’Economist) di terrorizza. E’ per un’analoga fedeltà alla scrittura della Bibbia che si condannò Galileo.

    I luoghi più belli che ho visitato.

    Fethiye, Turchia meridionale (tombe rupestri e 12 isole)

    Santa Sofia Basilica cisterna

    I luoghi più belli che ho visitato.

    Istanbul, Turchia (Santa Sofia e Basilica cisterna).

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