Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Dopo le esternazioni anti-gay la sottosegretaria Michaela (con l’H) Biancofiore è stata spostata dalle pari opportunità alla Pubblica Amministrazione. Meno male.
Vorrei però sottolineare che il problema non è della Michaela (con l’H), che ha il solo torto, invero un po’ ottuso, di non sapere distinguere il proprio ruolo di politica al servizio di tutto il Paese (in questo caso: gay inclusi) rispetto a quello di praticante cattolica, devota, culturalmente e ideologicamente orientata verso il disprezzo di alcuni cittadini dei quali non condivide gli orientamenti sessuali.
Non è mica solo Michaela (con l’H) Biancofiore! Il PDL e lo stesso PD sono pieni di cattolici che antepongono la fede cattolica e i suoi precetti alla fedeltà alle Istituzione e alla costruzione di spazi di convivenza e civiltà per tutti: bianchi e neri, giovani e anziani, ma anche etero e omosessuali.
Non si possono servire due padroni. O si impara a distinguere la sfera privata del sacro da quella pubblica della politica (come - per fare un esempio recente - ha espressamente fatto Renzi, leggete QUI la sua lettera di qualche giorno fa), oppure si sarà cattivi politici, incapaci di servire la Nazione, di leggere i bisogni dei propri cittadini e trovare soluzioni aperte e inclusive.
(4 Maggio 2013)
Vi piace Renzi? Ecco una sua importante intervista. NON vi piace Renzi? Questa è l’occasione per leggere il suo programma e le sue idee e dare, eventualmente, un “perché?” alle vostre antipatie.
(22 Aprile 2013)
Cari amici tumbleriani, sapere che Parolechiave è un blog laico. La lettera del cattolico Renzi alla Repubblica di oggi rappresenta appieno il concetto di laicità, spirito democratico, inclusione e tolleranza che auspico in un leader ideale. Oggi che il Partito Democratico vive una crisi paurosa, con l’Italia sull’orlo del baratro, credo ancor più nelle capacità di Renzi di guidare con successo un prossimo governo democratico e riformista.
Caro direttore, nel delicato puzzle che i partiti stanno componendo per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica torna in queste ore prepotentemente in voga l’espressione: “Ci vuole un presidente cattolico”. In particolare questa espressione viene richiamatata dai sostenitori, bipartisan, di Franco Marini che provano così a giustificare la candidatura del proprio beniamino. Non è questa la sede per pronunciarsi sulla possibile scelta. Se la politica non avesse perso i legami con il territorio basterebbe una banalità: due mesi fa Marini si è candidato al Senato della Repubblica dopo aver chiesto (e ahimè ottenuto) l’ennesima deroga allo Statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile, a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell’unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d’Abruzzo. Dunque, non è il no a Marini - già candidato quattordici anni fa - che mi spinge a riflettere sulla frase “Ci vuole un Presidente cattolico”.
Mi sembra invece gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione e rappresentante del Paese. Faccio outing: sono cattolico, orgoglioso di esserlo e non mi vergogno del mio battesimo. Cerco, per quanto possibile, di vivere la fedeltà al messaggio e ai valori di Cristo e - peccatore come tutti, più di tutti - vivo la mia fede davanti alla coscienza. Nell’esperienza da Sindaco, naturalmente, agisco laicamente: ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo. Rappresento la città, tutta intera, non solo quelli con cui vado alla Messa la domenica. E sono tuttavia convinto che l’ispirazione religiosa, non solo cattolica non solo cristiana, possa essere molto utile alla società.
In queste ultime settimane la Chiesa Cattolica ha scelto (in tempi decisamente più rapidi della politica, ma questa è un’altra storia) una guida profondamente innovativa. Papa Bergoglio sta rendendo ragione della speranza cristiana con gesti di altissimo valore simbolico e di rara bellezza. Muove e commuove il pontefice argentino, parlando al cuore dell’uomo del nostro tempo, con uno stile che regala emozione e suscita pensieri. Francesco parla anche alle altre confessioni, ai non credenti, agli agnostici: si pone come portatore di entusiasmo e di gioia di vita. Questo, del resto, dovrebbe essere il Vangelo, la Buona Notizia.
I politici che si richiamano alla tradizione cattolica, invece, sono spesso propensi a porsi come custodi di una visione etica molto rigida. Non c’è peggior rischio di incrociare il cammino con i moralisti, specie quelli senza morale. Personalmente dubito di chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire e che il buon cristiano dovrebbe difendere dalle insidie della contemporaneità. Questo atteggiamento, così frequente in larga parte del mondo politico cattolico, è a mio giudizio perdente. Ma ancora più in basso si colloca chi utilizza la propria fede per chiedere posti. Per pretendere posti. Per reclamare posti non in virtù delle proprie idee, ma della propria confessione.
Proprio ieri il Vangelo della domenica riportava l’entusiasmo di Pietro sulla barca incontro al suo Signore. Quanta bellezza, quanta umanità, quanto impeto. Poi ti capita di tornare alla politique politicienne e trovi il candidato che si presenta in quanto cattolico, riducendo il messaggio di fede a un semplice chiavistello per entrare nelle stanze dei bottoni.
Mi vergogno, da cattolico ma prima ancora da cittadino, di una così bieca strumentalizzazione. Non mi interessa che il prossimo presidente sia cattolico. Per me può essere cristiano, ebreo, buddista, musulmano, agnostico, ateo. Mi interessa che rappresenti l’Italia. Che sappia parlare all’estero. Che sia custode dell’unità in un tempo di grandi divisioni. Che parli nelle scuole ai ragazzi. Che spieghi il senso dell’identità in un mondo globale. Che non sia lì per accontentare qualcuno. Mi interessa che sia il Presidente applaudito per le strade come è stato quel galantuomo di Giorgio Napolitano. E che sappia dialogare, ascoltare, rispettare. Che sia al di sopra di ogni sospetto e al di là di ogni paura. Mi interessa che sia il Presidente di tutti, non solo il Presidente dei cattolici.
Chi rivendica spazio in nome della confessione religiosa tradisce se stesso. E strumentalizza la propria fede. Tanti, forse troppi anni di vita nei palazzi, hanno cancellato una piccola verità: non si è cattolici perché si vuole essere eletti, ma perché si vuole essere felici. C’è di mezzo la vita, che vale più della politica. E il Quirinale non potrà mai essere la casa di una parte, ma di tutti gli italiani.
(La lettera sulla Repubblica è QUI)
(15 Aprile 2013)
Renzi ha registrato la puntata di Amici della De Filippi (andrà in onda su Canale 5 il 6 Aprile). Ho letto una valanga di critiche alle quali non mi associo. Chi critica la presenza di Renzi al talent show lo aveva probabilmente già criticato quando - durante le primarie contro Bersani - faceva aperture “moderate”, tanto da raccogliere epiteti ingiuriosi (“berlusconiano”, “venduto”…). A mio avviso queste critiche mostrano l’ingessatura, la sclerosi, di una visione ristretta della contemporaneità e del ruolo della politica. I vecchi leader (alla Bersani per intenderci) parlano “ai loro” (agli operai, ai sindacati, agli elettori “da sempre” di sinistra…) mentre Renzi parla a tutti e cerca i (futuri) voti ovunque sulla base non delle appartenenze precostituite ma delle idee che propone.
(31 Marzo 2013)
Per essere coerente con me stesso devo dare una lettura non umorale al momento politico. Ci provo.
(8 Marzo 2013)
Ieri al vertice del PPE è comparso a sorpresa Mario Monti, ricevuto con grandi onori e quantità di elogi. Non sapeva quasi nessuno di questa visita, tanto meno lo sapeva Berlusconi, ed è da considerare irrituale (Monti non è un politico, ufficialmente non appartiene né al PPE né ad altri gruppi). Perché Monti c’è andato? Sembrerebbe una specie di dichiarazione da parte sua, uno schierarsi, un accettare un’investitura politica precisa. Se così fosse significa che Monti, un minuto dopo avere formalizzato le sue dimissioni da Primo ministro, guiderà lo schieramento dei moderati.
Supponiamo sia questa la spiegazione. Quali moderati? Casini, Montezemolo, Giannino, Fini direi che saranno della partita. E il Pdl? E Berlusconi? Continuo a pensare che Berlusconi sarà fuori. E che, conseguentemente, il PDL si spaccherà e tutta l’area moderata, liberale ma, specialmente, tutta l’area cattolica (Comunione e Liberazione, per intenderci) seguirà Monti. Berlusconi no. Mi sbaglierò, ma Berlusconi no. Lo si capisce da come è stato accolto al vertice PPE; lo si capisce dall’aut aut che gli ha posto il suo stesso eurogruppo guidato da Mauro (uno “strappo” che non è stato molto sottolineato in Italia; un po’ come se Cicchitto con quattro quinti di deputati avesse messo uno “stop” al Cavaliere); lo si capisce dal fatto che i poteri che contano lo hanno abbandonato, in primis la Chiesa, che si è sempre schierata con Berlusconi (turandosi forse il naso, ma accettando veramente di tutto) e ora l’ha palesemente abbandonato.
Se ho indovinato fin qui, allora le cose si mettono male per il centro-sinistra. Il confronto non sarà infatti più con uno spappolato Popolo delle Libertà e un Berlusconi confuso, finito, sfatto. Il confronto sarà col Monti-salvatore-della-Patria (per alcuni, certo, non per tutti), col Monti campione dei moderati, cattolico, probo, serio, mai uno strillo, mai una balla, mai uno scandalo. Questo Monti attirerà come una calamita i cattolici, i moderati e i liberali, svuotando il PDL e diventando un polo attrattore di molti, molti voti. Conseguentemente la politica di Bersani non potrà più essere semi-moderata, il ramoscello d’ulivo che sta tendendo ai centristi sarebbe ovviamente ignorato, avrà necessità di differenziarsi da Monti (non più una “risorsa” anche per lui, ma il suo vero e nuovo avversario) e sposterà la sua linea a sinistra, riavvicinandosi a Vendola, radicalizzando lo scontro. Questo spostamento a sinistra di Bersani piacerà moltissimo alla Camusso, gli farà riacquistare i voti dei radicali, anti-liberisti, anti-montiani di sinistra (IdV compresa) ma gli farà perdere qualcosa a destra, voti di quei moderati progressisti á la Renzi, liberal, non tradizionali elettori del PD ma che avrebbero potuto votarlo in funzione anti-berlusconiana e pro-rilancio italiano.
Può darsi che abbia sbagliato tutto, ma fra pochissimi giorni lo sapremo.
(14 Dicembre 2012)
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Altri post sulla meravigliosa politica italiana?
ti
“Del discorso di Renzi mi ha colpito la scelta di esporre la sua fragilità. Il candidato frenetico, ottimista e cazzuto si è fatto cogliere e attraversare dalla sconfitta - e lo ha anche ammesso. Era all’improvviso un Matteo dispiaciuto, che non negava ai suoi il colpo subito, ma rifuggendo da quei rituali consolatori tipici della politica tipo abbiamo-vinto-comunque, è-colpa-del- nemico, loro-hanno-giocato-sporco, e evitando del tutto la solita solfa della vendetta gliela-faremo-vedere. Dolore, concessione, ammissione di responsabilità, mancanza di revanchismo.”
Lucia Annunziata, direttrice Huffington Post
Congratulazione a Bersani che ha vinto.
Complimenti a Renzi che c’ha provato.
Bravo Bersani che ha accettato.
Coraggioso Renzi che ha insistito.
Viva tutti noi che abbiamo partecipato.
(2 Dicembre 2012)
Indubbiamente Renzi esagera. Già è poco simpatico e saputello, troppo “americano” anzi, troppo nuovo per la mentalità conservatrice italiana ancora permeata di maschilismo, di furbizia levantina, di “Francia o Spagna…”, di tengo famiglia… Renzi esagera e l’ultima mossa delle pagine a pagamento per ampliare al ballottaggio la base elettorale ha esasperato molti di coloro che nel centro-sinistra lo vedono troppo spregiudicato. E così, anziché ragionare sui contenuti del programma di Renzi (se sia migliore o peggiore di quello di Bersani per tirarci fuori dal tremendo pasticcio in cui ci ha ficcato la destra) si ragiona sui comportamenti (se sia lecito incontrare dei finanzieri in una serata a pagamento, se sia lecito comperare pagine sul Corriere per invitare ad andare al ballottaggio…).
Quello che però noto girando per i social network e spulciando fra i commenti dell’Huffington Post è l’assoluta differenza di stile, tono e contenuti dei supporter renziani rispetto agli anti-renziani. Se i primi sono, generalmente, pacati e argomentativi, i secondi sono verbalmente violenti e inclini alla disinformazione.
La violenza verbale è impressionante, a volte da querela. Sull’HuffPost - solitamente attento nel censurare commenti politicamente scorretti - ho trovato perfino un “Renzi mascalzone”, per non contare altri improperi assortiti. Ma come ‘mascalzone’? Mascalzone è chi picchia le donne, chi sfrutta il lavoro clandestino, chi insidia l’infanzia… Mascalzone è chi corrompe e chi si lascia corrompere, chi non paga le tasse… Perché chi ha un’idea diversa deve essere un mascalzone? E poi c’è la disinformazione, che creata da siti sconosciuti e anonimi ma “militanti” (oh, sì! Molto militanti) viene rilanciata su Facebook da frettolosi partigiani molto inclini a credere senza controllare la notizia (stamane ho trovato quella di Renzi condannato per avere assunto amici e parenti quando era alla Provincia; ho controllato: Renzi e numerosi altri sono stati condannati in primo grado dalla corte dei conti per avere pagato più del dovuto dei dipendenti; condanna di 14.000 euro, una sciocchezza che può giustamente essere considerata una macchia amministrativa ma non certo una colpa clientelare o peggio!).
Insomma. Dopo vent’anni di guerra fredda civile fra Berlusconi e tutti noialtri “gente per bene”, nel momento dell’eclissi berlusconiana stiamo trasferendo la stessa rabbia, lo stesso irriducibile veleno, allo scontro Renzi contro la “gente per bene” (in questo caso i duri e puri, quelli della sinistra-sinistra, quelli che stanno con i diritti della gente, mica come il mascalzone amico dei finanzieri, clone di Berlusconi, mandato da oscure plutocrazie per fregarci!).
La vedo dura. L’incapacità cronica degli italiani di usare più testa e meno pancia non ci aiuterà a superare il difficilissimo momento in cui ci troviamo, né se vincerà Renzi né se vincerà Bersani.
(1 Dicembre 2012)
Renzi ha fatto pubblicare ieri su alcuni quotidiani un invito agli elettori di centro-sinistra per registrarsi nelle due giornate in cui era possibile (ieri e oggi) anche non avendo votato al primo turno. Apriti cielo! Bersani e gli altri candidati sconfitti al primo turno (Vendola in primis) hanno fatto fuoco e fiamme contro questa specie di attentato, e Vendola si è spinto a definire “devastante” il comportamento di Renzi.
L’emotività ha preso il sopravvento in queste primarie (fin troppo perbenino nei dibattiti televisivi), ma alcuni ragionamenti “freddi” possono servire a capire meglio le cose.
1. Il regolamento delle primarie vieta la pubblicità personale dei candidati; tale divieto è stato infranto dallo stesso Bersani con una pubblicità che potete trovare QUI;
2. di contro Renzi non ha fatto pubblicità a sé; l’invito a pagamento riguarda l’andare a votare in generale, e non l’ha neppure firmato come potete vedere:

3. è evidente che Renzi non ha comprato queste pagine per generico altruismo ma per un calcolo piuttosto semplice e noto a chi ha seguito le primarie: più persone andranno a votare e più speranze ha di spuntarla; comunque non si può onestamente dire che abbia commesso scorrettezze o violato patti;
4. dal sito www.domenicavoto.it sono partite moltissime richieste, segno - a mio avviso - di un reale desiderio di partecipazione da parte di ulteriori potenziali elettori, ma in numerosi casi (non so quantificarli) la risposta è stata questa (arrivata a una mia amica):
Da: torino@primarieitaliabenecomune.it
Data: 29-nov-2012 11.34
A: […]
Oggetto: registrazioni per il ballottaggio
A causa dell’alto numero di richieste non sarà possibile rispondere direttamente.
In caso di mancata risposta la richiesta deve considerarsi non accolta.
Ci scusiamo per il disagio
Insomma, il finale in rissa non ci voleva. Renzi troppo furbo? O Bersani troppo nervoso? Ognuno giudicherà da sé. Renzi, intanto, ha diffuso un videomessaggio molto pacato che potete vedere cliccando QUI.
Una sola cosa mi colpisce molto leggendo i commenti sui social media e su quotidiani come l’HuffPost, che accolgono i commenti dei lettori: in generale i post e i commenti dei renziani sono pacati e argomentati, e quelli dei bersaniani velenosi e aggressivi. Ho letto alcuni di questi ultimi dare del “mascalzone” a Renzi, dell’uomo di Berlusconi, traditore del grande ideale e via discorrendo. Ecco, francamente questa ostilità mi fa paura. Trasferire i vent’anni di guerra fredda civile italiana dallo scontro Berlusconi contro “noi gente perbene”, a Renzi contro “noi gente perbene” mi sembra una deriva pericolosissima.
(30 Novembre 2012)
Vendola, uscito dal possibile ballottaggio del centrosinistra col suo non disprezzabile 15,6%, ora fa il prezioso. “Non sa - dice - se appoggerà Bersani, ma di sicuro non appoggerà Renzi”. Vendola parla di appoggio alle primarie, cioè di un eventuale endorsement (è scritto così sul giornale, se non sapete l’inglese ormai siete fottuti) che contribuisca a riversare i suoi voti su uno o l’altro candidato, ma la questione si riverberà inevitabilmente sul prossimo governo. Considerando che è molto probabile che il centro-sinistra vinca le elezioni e che quindi il vincitore del ballottaggio di domenica prossima sia il nuovo Primo Ministro. Vediamo i due possibili scenari:
Vendola ha firmato - con tutti gli altri partecipanti alle primarie - il documento programmatico di base della coalizione, esattamente come Bertinotti firmò il “patto di desistenza” che consentì di far vincere Prodi una dozzina d’anni fa. Oggi, come allora, la stipula di patti e accordi, per certa sinistra massimalista, è solo un modo per esserci, per provarci, per restare nei giochi, salvo far saltare il tavolo quando il gioco non va nel modo desiderato. Se vince Renzi può piacere o può non piacere, ma la linea politica sarebbe chiara e senza abbracci mortali.
(Più tardi)
Trovo bene espressi questi concetti in un articolo su Linkiesta che vi invito a leggere.
(27 Novembre 2012)
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Vi appassiona la politica italiana? Mah…!

Come sempre brava Barbara Spinelli che oggi su la Repubblica si interroga su un elemento forse marginale del dibattito fra i partecipanti alle primarie, ma certamente indicatore profondo di pensieri (e mancanze di pensieri) interessanti. Come sa chi l’ha seguito, alla domandina un po’ sciocca, un po’ provocatoria, molto televisiva, su chi fossero i modelli storici di ciascun candidato, Bersani ha citato Papa Giovanni e Vendola il cardinal Martini; né gli altri partecipanti hanno brillato indicando figure storiche legate al movimento socialista, comunista o semplicemente progressista dell’Italia dell’ultimo secolo.
Vendola ha provato a fornire una replica pochissimo convincente, che non cambia una virgola dei dubbi di Spinelli.
Onestamente mi sono sembrate più rispostine “giuste” da telequiz, da talent show. Avrei preferito che Bersani indicasse, per esempio, Berlinguer, e Vendola Ingrao o Foa. Avrei avuto piacere di sentire da Renzi proporre il nome di un liberale progressista di casa nostra, senza andare a scomodare Mandela, ecco, cose così… Le famose “cose di sinistra” che qualche volta farebbe anche piacere sentire. Ma anche su questa domandina, evidentemente, i candidati sono stati più attenti all’audience.
(15 Novembre 2012)
Vi propongo una sintesi dei programmi dei principali candidati alle primarie del PD (Bersani, Renzi e Vendola) comparati con quelli del movimento Fermare il declino e con quello del M5S, che sono i loro principali antagonisti.
Alcuni chiarimenti:





(6 Novembre 2012)
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