Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Aliaa Magda Elmahdy è una giovanissima e combattiva egiziana che ha messo in Rete una sua foto nuda per protestare contro il sessismo islamico.

La foto ha fatto il giro del mondo, ha sconvolto gli integralisti e ha incuriosito gli occidentali (QUI una sua intervista alla CNN). Ieri davanti all’ambasciata egiziana di Parigi un gruppo di Femen ha protestato vestito.
La riflessione che dobbiamo fare va oltre il pensiero occidentale, la mercificazione del corpo (specie femminile), la pornografia diffusa. Dobbiamo ragionare dal punto di vista di una ragazza egiziana che vede spazi ridottissimi di affermazione proprio a causa del suo essere donna. Vede la sua sessualità negata, o quanto meno ristretta, dal bigottismo sessuofobico islamico così prontamente assunto a guida etica per uno stato che non vuole essere laico. Nel contesto maschilista islamico la ragazza che si mostra nuda è rivoluzionaria. E’ di più: una denuncia esplicita, una sfida al potere, un atto di ribellione senza pari.
Come le Pussy Riot in Russia Aliaa porta avanti una protesta pacifica e assieme radicale contro l’ottusità maschilista, l’ipocrisia religiosa, il potere dispotico.
L’account Twitter è @aliaaelmadhy (prevalentemente in arabo, purtroppo!)
(16 Dicembre 2012)
Può anche darsi che le Pussy Riot non vi siano particolarmente simpatiche e che giudichiate orrenda la loro musica. Se siete benpensanti riterrete certamente che effettivamente abbiano compiuto un gesto riprovevole con la loro canzone anti-Putin cantata dentro la cattedrale moscovita. Già dal nome si capisce che sono ragazzacce, e poi quegli orrendi cappucci sul volto non lasciano presagire nulla di buono.
Ma i due anni di galera che si sono beccate (e credo sarebbero stati di più se non ci fosse stata una grande mobilitazione internazionale), vi devono fare riflettere sull’enorme sproporzione della pena rispetto al “crimine”. E’ del tutto evidente che detto crimine non è stato né la pretesa blasfemia (cantare in chiesa) né il teppismo (hooliganism) ma la provocatoria e sfacciata sfida a Putin. Il grande amico dell’Occidente (in particolare del nostro ex Premier), quello che fornisce gas agli europei per scaldarli d’Inverno e armi ad Assad perché “scaldi” i ribelli siriani, non è un normale governante normalmente eletto in normali elezioni, e occorre compenetrarsi nella contorta società russa per capire come, malgrado la spolverata democratica, Putin governi con pugno di ferro in nome di una ristretta oligarchia neo-capitalista. La repressione in Russia non raggiunge i livelli stalinisti solo perché oggi non è più possibile, ma possiamo stare certi che l’amico Putin rimpiange i gulag.
Noi occidentali consumiamo tutto in fretta. Ormai le Pussy Riot sono state condannate e scenderà l’oblio su di loro; troppo presi dalle miserie dello spread e della scorta a Fini ci dimenticheremo di loro e della Russia. Ma nel mondo globale questa distrazione la si paga cara. Mantenere la debita attenzione critica su quanto accade in Russia è un dovere civico indubitabile.
The members of Pussy Riot have been found guilty of hooliganism for singing a song critical of Vladimir Putin in a Moscow cathedral. Check out the latest over here. (photo by Misha Japaridze/AP)
(via newsweek)
Si apre a Mosca il processo a tre componenti della punk band Pussy Riot che alcuni mesi fa, all’interno della cattedrale di Cristo Salvatore, hanno messo in scena una performance contro il presidente Putin. In carcere da cinque mesi rischiano fino a sette anni di galera e la condanna appare abbastanza probabile visto che è fortemente voluta dal despota Putin e dal santo patriarca ortodosso Kyrill che, con spirito cristiano, ha affermato che il comportamento delle Pussy Riot è stato gravemente sacrilego e non ha speso una sola parola di perdono. A nulla sono valse, al momento, le dichiarazioni e gli appelli di molteplici personalità russe e internazionali.
Le Pussy Riot sono fregate. Quando il potere autoritario, cieco, violento e potentemente intrecciato a furiosi poteri economici si coniuga con quello religioso (in Russia tradizionalmente schierato col potere) non c’è giustizia né verità, non c’è spazio per la clemenza né per il perdono, non c’è senso della misura né commisurazione della pena al delitto (che in questo caso non esiste). La Russia del grande amico Putin è una galera a cielo aperto ma, perbacco!, pensiamo alla bilancia commerciale e al gas necessario per scaldarci il prossimo Inverno!
(Per tenersi aggiornati: Free Pussy Riot web site)
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