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    Liberomente

    Mentire consapevolmente è il modo migliore per indurre false convinzioni in persone credule, poco informate o ideologicamente disponibili a farsi ingannare.

    Ci sono molti modi per mentire e i più efficaci sono quelli basati su mezze verità: uno sfondo contestuale sostanzialmente veritiero in cui sono inseriti alcuni dettagli falsi. L’informazione acquista così forza e veridicità, all’apparenza, mentre insinua menzogna.

    L’idea che ciò non capiti per caso, in buona fede, ma per un disegno assolutamente chiaro, voluto, perseguito, volto a manipolare le idee e i comportamenti della gente, mi fa imbufalire e, onestamente, dovrebbe inquietare tutti voi.

    Ho citato già molte volte il quotidiano sedicente Libero, e ci torno questa mattina perché l’esempio di oggi - in apparenza piccolo - è un modello molto chiaro di come si manipola l’opinione pubblica (di quella residuale che legge solo Libero, certo). Il caso è la dichiarazione del ministro Fornero sulla detassazione del lavoro. 

    Vediamo prima i titoli di altri giornali:

    • la Repubblica: [titolo] Fornero rilancia: meno tasse sul lavoro; [nel testo] “…Ogni proposta sarà accolta, però, a una condizione: la sua sostenibilità finanziaria. E anzi si racconta che il ministro dell’Economia Grilli sia già pronto a frenare i colleghi e che anzi abbia accolto con stupore le dichiarazioni di Elsa Fornero su possibili futuri tagli delle tasse sul lavoro. ” (quindi: Fornero ha fatto una dichiarazione personale, tutta da discutere; la Repubblica dedica il titolo, ma l’argomento è trattato entro il contesto più ampio delle riforme proposte dal Governo);
    • il Corriere della Sera: non ne parla;
    • La Stampa: [titolo] I ministri alla prova della crescita; [nel testo] “Riduzione del cuneo fiscale e microinterventi territoriali ma tutto a budget minimo” (meno che la Repubblica; tutto molto vago come proposte al vaglio del Governo);
    • Il Fatto Quotidiano: [titolo] Fornero: il governo varerà a breve un ‘piano giovani’; [nel testo] “In un’intervista a Radio Anch’io… il ministro affronta anche il tema del costo del lavoro, affermando che a parità di gettito complessivo, gli oneri andrebbero abbassati” (quindi: ipotesi; dichiarazioni informali…);
    • Il manifesto: non ne parla.
    Cosa capiamo noi da questa carrellata? Che il Ministro ha un’idea, tuttora vaga, che ha espresso in situazioni informali (interviste), che andrà portata in Consiglio dei Ministri dove c’è già chi ha messo le mani avanti.
    Ed eccoci al gran finale.
    Come titola il quotidiano sedicente Libero?
    La struttura tipica è quindi questa:
    • un insulto nell’occhiello: “Professori fanfaroni”;
    • una menzogna nel titolo: non è infatti una dichiarazione o una promessa o una proposta del governo, ma solo un’idea di Fornero;
    • un rafforzamento di entrambe nel catenaccio (il sottotitolo);
    • ammiccamenti gossip a volontà (la Fornero in bikini…).

    Se cliccate sul titolo e andate all’articolo, oplà, è sparito tutto: non si parla più di governo che spara balle, ma si riporta l’intervista di Fornero come un’idea fra altre, tutta da verificare (anche se tale idea viene etichettata come “promessa” del Ministro).

    (Notate, in basso a destra, il ministro al mare in bikini, come promesso nei titoli principali, per mantenere alto il livello culturale del quotidiano).

    Smascherare questi mezzucci volgari, queste piccole frodi operate a danno di persone di scarsa cultura e di forte ideologia non è difficile. Anzi, mi scuso per averla fatto così lunga.

    Naturalmente ciò che importa non è smascherare Libero, ma capire perché operi in questo modo. La disinformazione, l’allusione, l’insinuazione del dubbio, il cambiamento dei fatti non vengono costruiti per amore di burla ma per una chiara strategia politica. E’ tale strategia che deve inquietare; è la volontà di intorbidire le acque per fini non sempre ben distinguibili che deve terrorizzare; è il fatto che ci siano persone pagate per farlo, e ben disponibili al lavoro, che deve indignare. Non importa se voi non leggete Libero; ci sarà un vostro vicino che lo legge, e qualcuno che utilizza altri similari fonti informative. Non sono fatti loro; tutto ciò diminuisce la vostra libertà.

    Dagli al puzzone! (3)

    AGGIORNAMENTO 15 AGOSTO 2012, ORE 11,00

    (segue dalla precedente puntata)

    Nessun quotidiano riprende più la notizia dei presunti abusi di Fini con la scorta, accennata ieri in posizioni secondarie e solo come rilancio di Libero. Non ne parla La Stampa, il Corriere della Sera, Il Fatto quotidiano, tutti giornali non particolarmente “amici” di Fini; non ne parla neppure Il Giornale, certamente più vicino al Cavaliere che al Presidente della Camera (parlo delle edizioni on line e per quanto si può vedere scorrendo a video). E’ stupefacente l’insistere di Libero che ha come sostanziale fonte, testimonial, principale argomentatore, il suo direttore Belpietro che si cita sui titoli al pari della Cancellieri, di Monti, del Prefetto, di qualunque altro testimone-chiave che potrebbe fare titolo se esistesse. Molto interessante sociologicamente, o psicopatologicamente, non saprei. Da seguire al pari dello sviluppo dell’ebola in Uganda, delle stragi di civili in Siria, con quell’assuefazione all’orrore che ormai ci accompagna in questo inizio di terzo millennio.

    Dagli al puzzone! (2)

    E’ bene che chiarisca: non sono un supporter di Fini. Chi legge le mie note ne vedrà di critiche, e a volte di polemiche, contro Berlusconi come contro Bersani e contro l’antipolitico Grillo. Diciamo che cerco di pensare con la mia testa assumendomene i rischi, e che cerco di additare l’errore proponendo argomenti che chiunque può contestare.

    Un paio di giorni fa ho segnalato il titolo cubitale che il quotidiano sedicente-Libero regalava a Fini e al presunto scandalo della sua scorta. Rammentavo l’accanimento di Libero contro Fini e me ne sono chieste le ragioni. A partire da Libero la questione è stata ripresa dai media italiani perché il Ministro Cancellieri ha avviato una sorta di inchiesta (e qui Libero ri-gonfiava la notizia al suono di “perfino il Ministro interviene”). Oggi il Viminale chiarisce che la versione di Fini è veritiera: non è il Presidente della Camera a gestire la scorta che gli viene organizzata dalla polizia. Nel momento in cui scrivo questa nota (martedì 14 Agosto ore 8,10 del mattino) Libero NON ha ancora cambiato il suo sito che continua a titolare a piena pagina “Scandalo Gianfry, il Governo non gli crede”.

    E’ evidente che questa non è politica. Perlomeno non è quella che io voglio. Questa è guerra fredda civile alimentata da un foglio di partito fazioso che si vuole vendicare di chi ha osato sfidare il Grande Capo e a scelto di non esserne servo.

    AGGIORNAMENTO ORE 11,15

    Vi pare che Belpietro molli? Giammai. Il titolo di apertura è modificato con “Fini non la conta giusta”. Ma non era stato il Ministro Cancellieri ha dare la versione definitiva? L’accanimento di quasi-Libero è da manuale. Insistere anche di fronte all’evidenza, sparare titoli a piena pagine, continuare insinuando il dubbio; anzi: non “insinuarlo”, ma dichiararlo apertamente.

    Ammiro come si possa mentire appoggiandosi sulla ragione.

    Jean-Paul Sartre, La nausea

    Il vostro quotidiano preferito vi sta mentendo

    Il linguaggio che usiamo quotidianamente (che gli specialisti chiamano linguaggio “ordinario”) mente. Sempre. Ci sono molte ragioni intrinseche alle regole proprie del linguaggio che rendono impossibile la precisione, l’oggettività del linguaggio; c’è il noto problema dell’interpretazione (io dico una cosa, ma tu ne capisci un senso diverso); c’è infine un problema di reale possibilità della realtà (quantomeno sociale) ad essere descritta con precisione. Di tutto ciò si occupano semiologi, filosofi e sociologi del linguaggio e altri specialisti e, come avrete notato, non sto parlando di dolo (uso volontario del linguaggio per mentire). Data questa ambiguità di fondo del linguaggio (ma il termine ‘ambiguità’ è inesatto e sarebbe rigettato dai semiologi) è abbastanza evidente che le nostre opinioni personali, le nostre credenze, i nostri obiettivi e le nostre passioni incanalano il linguaggio - più o meno consapevolmente - verso determinate rappresentazioni della realtà.

    Prendiamo due quotidiani on line di oggi molto differenti fra loro (nell’edizione di metà mattina del 28 Giugno 2012), La Repubblica e Libero. La Repubblica titola (di spalla):

    Spread, Berlino fredda con Monti. “Strumenti di difesa già ci sono” - Borse in calo. Il premier allerta i ministri.

    Invece Libero titola (centrale, alto, tre colonne):

    Monti fa il duro a Bruxelles: pronto a boicottare Angela - Il premier alla Merkel: “Niente cooperazione sulla Tobin Tax se non ci sarà anche per la gestione del mercato dei titoli sovrani” - Tra Berlusconi e Monti c’è un patto anti-Merkel.

    Lascio al lettore e alla lettrice di questo post di valutare le differenze di messaggio (più neutrale, descrittivo, tecnico nella Repubblica e più politico, antagonista e con riferimenti a elementi di politica interna in Libero,  per fare un esempio iniziale).

    Una prima conclusione: non basta leggere un quotidiano; e neppure due… Qualunque nostra fonte informativa riflette ideologie, pensieri, orientamenti legati a contingenze, casualità (o volontà) che il linguaggio comunque aiuta a deformare in un senso o nell’altro.

    Ciascuno di noi vive comunicando, ma la comunicazione assieme chiarisce e confonde, aiuta a capire ma aiuta a celare la verità, aiuta a farsi un’idea propria ma assieme ci lascia penetrare dalle idee altrui.

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