Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Leggo oggi di una nuova discriminazione, a Milano, contro una ragazza che non intende togliersi il velo e che conseguentemente si è vista rifiutare un lavoro. Brutta storia. La ragazza si è rivolta agli avvocati perché discriminata nelle sue convinzioni religiose.
Religiose?
Ma il velo non è una prescrizione religiosa, al più è una “tradizione”! Poiché ne ho già trattato in passato, e in questo blog non si butta via niente, potete leggere QUI per comprendere meglio questo punto fondamentale. Se intendete approfondire leggendo quanto scrivono donne islamiche in Italia, che segnalano come questa tradizione si sia intensificata in questi anni (di islamismo crescente), leggete QUI. In entrambi quei post troverete vari link interessanti, se avrete voglia di seguirli, per farvi un’idea precisa sul reale significato, non religioso, del velo.
Da laico ritengo che la libertà religiosa vada assolutamente garantita e rispettata. Ma il velo non c’entra nulla.
(12 Aprile 2013)
Premessa. Chi segue questo blog sa bene che (in negativo) non sono tenero verso le bigotterie religiose in genere, e quelle islamiste in particolare, e che (in positivo) sostengo con vigore le battaglie per i diritti civili individuali. Le due cose assieme mi hanno portato a sostenere la battaglia di Aliaa Magdi Elmahdy prima (se non sapete chi sia cliccate QUI e seguite i vari link) e della tunisina Amina più recentemente (cliccate QUI). A sostegno di Amina si è svolta l’altro ieri una manifestazione internazionale organizzata dal gruppo Femen e chiamata Topless Jihad, di cui ho dato conto QUI.
Ci sono state proteste di donne islamiche. Su blog - sovente non frequentati da occidentali - sono comparsi articoli contro la Topless Jihad e, in analogia a questa, sono comparse su alcuni social foto di donne islamiche che innalzano cartelli di protesta (ho documentato anche questi, cliccate QUI e poi sulle singole foto per ingrandire le scritte). Queste proteste non vanno ignorate. In Occidente molte donne si sono denudate e hanno esibito slogan a favore della liberazione della donna musulmana, ma nei Paesi arabi alcune donne - vestitissime - hanno esibito slogan contrari: dallo scontato “Islam is my liberation” al più complesso
Nudity does not liberate me and I do not need saving. Muslimah Pride.
Occorre meditare, perché dietro queste foto di donne musulmane c’è una di queste verità:
L’ipotesi 3 è la più relativista, terzomondista, perbenista e potrebbe piacere se non fosse che si scontra contro le ritorsioni tuttora subite da Amina (le trovate descritte QUI - in francese) e contro la necessità per Aliaa di rifugiarsi in Francia. Perché se anche è vero che è legittimo un modello culturale diverso, esso è tollerabile solo se viene liberamente accettato dalle donne che ne sono oggetto. Il fatto che la ribellione a tali modelli da parte di una diciannovenne tunisina abbia scatenato, nel suo Paese, tali manifestazioni di odio fino alla sua coercizione, non mi sembra deporre a favore della libera espressione individuale. Diversamente dall’Occidente, dove se vuoi giri velata, se preferisci giri in T-shirt, e se fai una protesta a seno nudo finisci ormai in quinta pagina perché non fa più effetto a nessuno.
Ecco la conclusione: sì al relativismo culturale, ognuno (e ognuna) faccia ciò che vuole se sono date due condizioni: no a costrizioni, anche solo culturali, sociali (che sono fortissime in ogni caso); possibilità di non aderire ai modelli dominanti senza subire sanzioni, stigma e persecuzioni.
Ma capite tutt* che la questione è assaissimamente più complessa di quanto scritto in queste poche righe…
(6 Aprile 2013)
Dopo l’egiziana Aliaa Magda Elmahdy (cercatela QUI, poi QUI) che ha sfidato il potere islamico maschilista postando una sua foto nuda su Twitter, e poi protestando a Stoccolma con le Femen, anche una tunisina chiamata Amina ha postato una foto a seno nudo su una pagina Facebook intitolata Femen Tunisia. Amina, 19 anni, ha dichiarato:
my body belongs to me, and is not the source of the honor of anyone

Malgrado le foto della pagina siano abbondantemente auto-censurate, il sito tunisialive riporta che Amina ha ricevute minacce di morte. Secondo Lettera 43 e altre fonti italiane Amina è stata colpita da fatwa da un predicatore che chiede venga lapidata.
Per comprendere appieno quanto questa sfida di Amina sia dirompente nella società islamica riguardate la fotografia delle salafite egiziane che ho postato stamattina (la trovate QUI).
(20 Marzo 2013)
P.S. Avevo parlato di questa forma di protesta in un post su Fanpage dieci giorni fa. Se vi interessa leggete QUI.
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Foto e altre informazioni cliccando QUI
(22 Marzo 2013)
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Allarme: Amina è scomparsa da tre giorni, si teme il suo rapimento (articolo sul Corriere della Sera QUI)
Per chi ancora pensa che la “Primavera araba” sia stata una manifestazione di liberazione e progresso, che i “Fratelli musulmani” siano comunque interlocutori moderati per l’Occidente e, specialmente, che la condizione della donna sia migliorata, prego di leggere questo terrificante reportage di Giovanna Loccatelli sulla Repubblica (Cliccate QUI).
Alcuni omaggi ad Aliaa Magda Elmahdy: blogger egiziana, femminista, atea.
Un mio post sul suo famoso gesto - con la foto che ha ispirato questi ritratti - lo trovate QUI.
Il video della sua protesta assieme alle Femen lo trovate QUI.
Avevo raccontato di Aliaa Elmahdy, la blogger femminista e atea egiziana, giusto un mese fa. Mi era invece sfuggito che assieme alle Femen aveva poi dimostrato a Stoccolma in maniera assolutamente più vigorosa ed estrema, e rimedio ora col breve video ufficiale. Per capire il senso del gesto dovete calarvi nel ruolo della donna nella società islamica e nella blasfemia dell’avere utilizzato un Corano (in questo caso finto, simbolico).
Elmahdy ovviamente rischia veramente moltissimo. Se volete sostenerla vi offro alcuni link:
Capire cosa c’è dietro le rivolte islamiche antioccidentali, le manipolazioni, le bugie orchestrate per creare odio e le ragioni politiche, e non religiose, che stanno muovendo tutto.
Diversi atteggiamenti delle popolazioni islamiche.
(Thanks to http://local-holiday.tumblr.com)
Un articolo di Newsweek assolutamente da leggere. Scritto da Ayaan Hirsi Ali, ex musulmana che vive in Occidente. Sotto scorta. Eccone due piccoli brani:
such [islamic] intolerance has crossed borders and become the defining characteristic of Islam. And the defining characteristic of the Western response? As Rushdie’s memoir makes clear, it is the utterly incoherent tendency to simultaneously defend free speech - and to condemn its result (20-21).
The [islamic] governments will begin to fail as soon as they set about implementing their philosophy: strip women of their rights; murder homosexuals; constrain the freedom of conscience and religion of non-Muslim; hunt down dissidents; persecute religious minorities; pick fights with foreign powers […]. The Islamists will curtail the freedom of those who elected them and fail to improve their economic conditions. (24)
Trovo fantastica la notizia, malgrado le vittime e il clima sempre pauroso di violenza che la circonda. 30.000 persone hanno organizzato una manifestazione pacifica pro USA a Bengasi e una consistente parte di loro ha poi assalito il quartier generale salafita - responsabile dell’assassinio dell’ambasciatore - facendo fuggire le milizie fanatiche ed armatissime che lo proteggevano.
Questa cosa è bellissima e smentisce molte mie più sconfortate previsioni fatte nei giorni e settimane passati su questo Blog.
La mia letizia non riguarda lo scontro in sé ma l’evidenza di una forte corrente anti-islamista che, pur nota, non ritenevo capace di portare in piazza tante persone e di affrontare poi a viso aperto i salafiti. Un viso aperto che non riguarda - badate bene - l’aspetto muscolare dell’evento, ma quello morale, religioso, politico. I salafiti e gli altri fanatici islamiti inseguiti e cacciati rappresentano Dio (secondo loro, ovviamente), e quindi la Verità, la Purezza, la Ragione e la Legge. E questo non a Milano o a Parigi ma a Bengasi. Ecco, avere la forza, la volontà e il coraggio di spezzare questo corto circuito religioso e fideistico che paralizza l’Islam è stata una grande dimostrazione di libertà di pensiero e di indipendenza morale.
Una situazione che credevo destinata alla stagnazione regressiva si riapre adesso con molti potenziali esiti. L’Occidente non può perdere anche questa occasione per stare semplicemente a guardare.
(22 Settembre 2012)
Il dramma vero è la totale incomprensione fra Occidente e Islam. Una incomprensione presumo vera sulla quale si innestano bellamente incomprensioni false e di comodo. Indubbiamente noi occidentali parliamo per luoghi comuni, e questo è grave; ma non c’è ombra di dubbio sul fatto che gli islamici facciano altrettanto.
L’ultima è la richiesta del Fratelli Musulmani egiziani alle autorità francesi di bloccare l’uscita delle vignette satiriche sul giornale Charlie Hebdo “come ha fatto dopo la diffusione delle foto in topless di Kate Middleton”, confondendo in pieno cose diverse, profili giuridici diversi e - questo è più importante - ambiti e margini di manovra che qualunque Autorità ha in un regime democratico. Mentre in un Paese islamico nulla si muove che l’Autorità (religiosa) non voglia, nei Paesi occidentali ci sono regole e garanzie, e le libertà di espressione sono garantite (nel limiti delle leggi vigenti) impedendo a qualunque prete, sceriffo o podestà di intervenire. Le foto a seno nudo di Kate Middleton, oltre a essere una vera sciocchezza, contrastano col diritto alla privacy e sono state bloccate, mentre le vignette satiriche sono espressione della libertà di critica e in uno Stato di diritto attento a queste cose, come la Francia, non c’è possibile giudice che possa bloccarle. Altra cosa è l’inopportunità della pubblicazione e il giudizio da dare sull’editore, per mio conto assolutamente negativo perché specula cinicamente su questioni gravi con ripercussioni internazionali che potrebbero includere anche vittime, e non credo che l’editore di Charlie Hebdo sarebbe chiamato a rispondere - se non moralmente - di queste eventuali tragedie.
Ma i problemi sono assolutamente separati. Il cinismo volgare di Charlie Hebdo, in uno stato di diritto occidentale, è da contemplare come conseguenza nefasta e non desiderata del fatto che viviamo in una Democrazia. Le popolazioni islamiche vivono di regola in Paesi privi di democrazia, oppure in paesi a democrazia ridotta, come la Turchia (che non è mai stata ammessa nell’Unione Europea per il suo ritardo sotto questo profilo). Paesi dove l’eventuale presenza di Costituzioni e Parlamenti eletti (che non bastano - da soli - a rendere “democratico” un paese) è comunque vigilata dal clero e soggetta alla superiore legge del Corano.
Ridicola quindi la richiesta dei Fratelli Musulmani; ma se le autorità di quel partito sanno bene di fare semplice demagogia, le popolazioni ignoranti chiamate a difendere l’onore del profeta non lo sanno. Abituate al dispotismo religioso ignorano questa profonda differenza che li separa dall’Occidente e per questo è facile farle infuriare ancora di più per la nostra mancanza di sensibilità.
(21 Settembre 2012)
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E’ fantastico come la realtà incalzi e i giudizi affrettati mostrano le gambe corte, cortissime. Il giorno dopo avere scritto questo post ci sono stati i fatti di Bengasi, assolutamente di segno opposto. Trovate quindi il nuovo post, di segno diverso, QUI.
(22 Settembre 2012)
Difficile dire quanto torto abbia l’autore del film blasfemo che ha causato i disordini (e i morti) nei Paesi musulmani e quanto invece - a prescindere dal valore “artistico” del film - la sua libertà di espressione vada assolutamente tutelata. E’ un tema sul quale mi sono intrattenuto in quest’ultima settimana e i miei lettori sanno che sono più favorevole alla seconda opinione (il mio ultimo post sull’argomento lo trovate QUI).
Sulla Repubblica di oggi (non nell’edizione on line ma in quella cartacea che trovate QUI) c’è un’intervista a Lars Volks, l’autore delle famose vignette su Maometto che nel 2005 scatenarono un’ondata di violenze simili, che si muove su questa linea difendendo, appunto, il diritto di espressione anche critica, anche critica contro la religione, anche critica contro la religione musulmana. Occorre ricordare che Volks, oggetto di una fatwa, è sopravvissuto già a un attentato; vive sotto scorta.
Non so se sono io a esagerare. E’ possibile, ovviamente. Ma mi pare che riducendo fortemente all’osso la situazione, fermando in una piccola e sfocata istantanea tutta la complessità dell’oggi, la situazione sia più o meno questa:
Benissimo; in questa tumultuosa situazione l’Italia, che sarà un Paese piccolo e marginale quanti vi pare ma si crogiola all’idea di essere la settima economia mondiale, uno dei partner fissi dei vari G8, G20 e così via, andrà alle elezioni fra otto mesi circa. Comunque la pensiate converrete che sono elezioni cruciali, che intendono segnare la fine di un percorso ventennale seguito alla “Prima Repubblica” la cui cesura è benissimo rappresentata dal “Governo dei Professori”. A Primavera 2013 Monti andrà a casa, noi voteremo e manderemo a Palazzo Chigi chi deve guidarci in maniera idonea a risolvere (o almeno fronteggiare) questa massa enorme di problemi, che non sono problemi italiani ma mondiali, che bisognerà trattare di concerto con altre Potenze. Siete d’accordo? Ebbene chi stiamo per mandare al governo? Boh?
La destra, candidata alla sconfitta e quindi interessata a massimizzare la sua “buona uscita” più che a cimentarsi coi Grandi Problemi Del Mondo, è totalmente assente dal dibattito politico. Ogni tanto il livido Cicchitto fa sapere che non voteranno questa o quella legge legata al pacchetto giustizia ma, per il resto, silenzio sepolcrale in attesa che Il Vecchio Uomo Nuovo decida: si candiderà? Non si candiderà? La differenza riguarda più la sopravvivenza del PDL che altro, ma ce n’è abbastanza, per quei miracolati da Berlusconi, per stare col fiato sospeso e non fare politica.
Ma è a sinistra che lo spettacolo è sconvolgente. Candidato alla vittoria il PD non ha un’idea che sia una di cosa farà al governo, e specialmente con chi lo farà, ma soprattutto: perché? Oggi la linea filo-bersaniana concupisce Casini lasciando intendere che proseguirà nella linea economica neo-liberista di Monti. Una cosa che creerà potenti crisi di rigetto in metà partito. Ma poi occorrerà spiegare agli elettori riformisti cosa si farà, al di là dei temi economici, sulle questioni cosiddette etiche (fecondazione, testamento biologico…) dove le posizioni dei riformisti e quelle dei cattolici sono all’opposto. Né Vendola potrebbe partecipare a questa ammucchiata. Mentre Renzi va alla scalata del PD senza dire una parola che sia una di politica. Mentre Grillo spara immonde sciocchezze anche oggi sul suo blog e in Parlamento avrà comunque un bel gruppetto di teste vuote a dar fastidio. Ma nessuno parla di niente.
La tentazione di non votare è potente, lo capisco, ma lasciare a costoro la gestione del vuoto, l’organizzazione della fuffa e la responsabilità degli unicorni proprio non mi va. Non so darmi pace.
Su segnalazione di Leonardo Cannavò:
“Il messaggio (1976), film diretto da Moustapha Akkad e interpretato anche da Anthony Quinn e Irene Papas, presentò gli inizi dell’Islam conformemente ai dettami dell’Islam (ad es., Maometto non è mai rappresentato). E’ un filmone, che non ebbe poi un gran successo (al tempo, i paesi islamici erano un no-problem). Da vedere, poiché presenta contesti, personaggi e azioni anche dal punto di vista dell’ortodossia musulmana.
[Il film lo trovate QUI.]
Se poi non basta, allora ecco Il Corano in traduzione non bella come quella di Bausani, ma è anche qui quella ufficiale UCOOI.
Credo che i meno informati sulla loro cultura siano proprio i fondamentalisti islamici…”
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