Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Il consueto editoriale di Eugenio Scalfari oggi mi vede totalmente d’accordo e ve lo consiglio. Parla di una cosa dimenticata, la responsabilità…
(5 Maggio 2013)
La particolare situazione politica, il governo Letta, la mancanza di alternative, il futuro incerto… sul mio nuovo post su Fanpage!
Enrico Letta incaricato di formare il nuovo indispensabile Governo. Letta è il vicesegretario del PD (il segretario, Bersani, si è dimesso formalmente ieri, e quindi Letta è l’attuale n°1 del partito), ha un’origine politica nei Popolari, e quindi ha posizioni moderate che possono conciliare il dialogo destra-sinistra, ha già ricoperto incarichi governativi e ha solo 47 anni (che per la politica italiana è come essere dei bimbi).
I nomi che si fanno per i vari ministeri sono - al momento - da buoni a eccellenti (poi vedremo nelle alchimie del dialogo interpartitico cosa in realtà esca fuori).
A questo punto occorre usare la testa:
A questo punto succederà solo una di questa due cose:
(24 Aprile 2013)
Eugenio Scalfari, nel suo editoriale di oggi sulla Repubblica, parla dell’elezione di Napolitano; di Rodotà e del suo errore ad accettare la candidatura dal M5S; di quel che accadrà ora e di cosa ci si deve auspicare.
Lo fa in forma concisa e precisa e mi evita di scrivere stupidaggini. Leggetelo.
(21 Aprile 2013)
Ieri il Ministro degli Esteri Terzi doveva comunicare in aula sulla questione dei marò, e a conclusione si è dimesso a sorpresa in contrasto col governo che non gli avrebbe concesso di operare liberamente. Sconcerto perché nessuno - a quanto pare - aveva sentore di queste dimissioni rese in maniera improvvisa e del tutto irrituale.
La vicenda: innanzitutto, per favore, nessuno chiami “assassini” i due marò (come leggo in post e commenti avventati) perché non è affatto chiaro, ad oggi, chi abbia sparato sui pescatori indiani; ci sono testimonianze e riscontri oggettivi che gettano assai più di un dubbio sulle accuse indiane. India che si è comportata malissimo, ha attratto con l’inganno la nave nelle acque indiane, ha negato un contesto di chiarezza e trasparenza nelle indagini, ha contravvenuto a trattati internazionali etc. etc. Insomma: gli elementi di dubbio e cautela sono molti, e molto ben argomentabili.
Il governo italiano: in ogni caso il governo italiano (per responsabilità diretta di Terzi o, come sostiene lui, per colpa del governo che lo avrebbe scavalcato) si è comportato nel peggiore dei modi, confuso, arrogante e poi arrendevole, senza una linea chiara e, in sostanza, gettando discredito sul Paese e trattando malissimo i due fucilieri che - al di là di eventuali colpe da dimostrare - sono le uniche persone che hanno mostrato carattere e lealtà.
Terzi: che la vicenda sia stata pilotata da lui (male quindi) oppure che sia stato scavalcato (malissimo quindi) non mi pare che l’ormai ex Ministro ne sia uscito bene. Le malelingue naturalmente interpretano questa sua tardiva coltellata alla schiena a Monti con la dietrologia tipica italiana (che spesso c’azzecca) e che vi risparmio, tanto le trovate su tutti i giornali. Se fossero vere le illazioni, la sua pessima conduzione della vicenda sarebbe indelebilmente macchiata anche dalla sua scarsa lealtà e dall’inaffidabilità.
I due marò: come ho già detto - e al netto di eventuali responsabilità da appurare - sono gli unici poveri disgraziati che pagano, assieme alle loro famiglie, e pagheranno in seguito. Cerchiamo di avere un pensiero anche per loro.
(27 Marzo 2013)
Premessa per chi era su Marte in questi giorni:
1) Il M5S ha stravinto ed è il primo partito (ma NON la prima coalizione) in Italia;
2) Italia Bene Comune (PD + SEL) è la prima coalizione e ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato;
3) al Senato, oltre a un terzo di voti IBC e altrettanti M5S c’è un altro terzo di berlusconiani; ovvero c’è uno stallo e nessuno può governare;
4) a causa del punto 2 tocca a Bersani (presumibilmente futuro incaricato da Napolitano) cercare di fare qualcosa, inventarsi un governo, trovare una soluzione. In caso contrario si torna subito a votare mentre i mercati finanziari ci faranno a pezzi;
5) Bersani - che vi può piacere oppure no - fra scegliere l’ammucchiata col PDL (stile “Governo Monti”) o interpretare la novità rivolgendosi a Grillo, ha scelto questa seconda strada, salvo prendere in risposta pesci in faccia dal comico.

6) Il vostro blogger preferito (come “chi?” Io, no?) ha già spiegato altrove come, con un po’ di coraggio e di fortuna, questa idea di un governo di minoranza PD con appoggio 5 Stelle potrebbe, per un periodo limitato, sei mesi, un anno, consentire le poche riforme chiave, fra le quali quella elettorale, per poi tornare a votare (l’ho scritto QUI), e leggo in giro nella Rete che questa idea comincia a serpeggiare.
Il riassunto è finito.
Come ho già scritto nel summenzionato post, comincio a provare un sentimento di rispetto, o quanto meno di ascolto, verso il corpo elettorale del M5S, mentre il mio giudizio su Beppe Grillo è in caduta libera perché mostra di essere un bravo capopopolo ma un grossolano e volgare politico. E’ inutile che lui dica che “approveranno volta per volta ciò che sembrerà loro buono” perché, ahilui, prima che Bersani possa fare qualunque proposta deve ottenere - così è previsto dalla Costituzione - la fiducia in ciascuna delle due Camere. Qualcuno questa dannata fiducia glie la deve dare: o Berlusconi (disastro, spappolamento del PD etc.) o Grillo (riforme condivise, quelle che piacciono a lui ma anche, ovviamente, qualcun’altra).
Fortunatamente la base grillina lo capisce. In calce al post cazzone di Grillo c’è lo spazio dei commenti: ho letto i primi trenta circa e a occhio direi che due su tre chiedono a Grillo di ripensarci (ma poi, sto pensando, è allora vero che decide Grillo e che il gruppo parlamentare non conta un accidenti?). Divertentissimo poi leggere - fra i commenti di minoranza - quelli degli esaltati che scrivono tutto in maiuscolo denunciando i commenti anti-Grillo come trollate di aderenti al PD infiltrati nel Blog. Ovviamente la mia moderata apertura agli elettori M5S esclude totalmente i deficienti.
(27 Febbraio 2013)
Avete deciso cosa farete il giorno delle elezioni? Se vi astenete passate oltre e guardate qualche altro post.
Se andate a votare pieni di rabbia, pensando che non ve ne frega niente dei programmi tanto sono balle, che non ve ne frega niente dei politici tanto sono tutti uguali, e conseguentemente solo mandando tutti a casa si fa opera buona, allora avete il Movimento 5 Stelle, e che dio ce la mandi buona!
Se invece pensate che la politica possa anche essere seria, semmai con scelte coraggiose e nuove, ma volete essere nobili e puri nella vostra scelta elettorale infischiandovene se prenderete pochi punti percentuali purché vinca la coerenza, allora potete votare partiti di pura testimonianza che incideranno pochissimo nel prossimo Parlamento, come Fare per fermare il declino (Giannino) al centro o Rivoluzione Civile (Ingroia) a sinistra.
Infine, se volete votare per qualcuno che possa governare e sostenere le vostre idee politiche, sia pure con qualche concessione e compromesso, allora votate per la coalizione di destra (Berlusconi), o per quella di centro-sinistra (Bersani-Vendola) o per quella di centro (Monti e suoi alleati).
(6 Febbraio 2013)
“con i voti della Chiesa non si diventa capi del governo, ma chierichetti”
Massimo Gramellini rivolgendosi a Mario Monti
(su La Stampa del 18 Gennaio 2013)
Non avevo capito niente quando prendevo per buono il passo indietro di Berlusconi. Il suo ego smisurato, la necessità di restare al potere e, specialmente, l’imminente sentenza al processo Ruby (perché questo è il problema vero) non solo lo fanno decidere per un “ritorno in campo”, ma anche per la precoce caduta del governo. Sempreché i suoi serventi siano d’accordo a seguirlo in questo suicidio di massa. Immediatamente lo spread è balzato in alto di 20 punti, e continuerà alla grande se questa farsa proseguirà.
(6 Dicembre 2012)
Mentre Bersani si allena a fare il premier andando in Libia, Vendola - suo alleato al ballottaggio, firmatario dell’intesa del centro-sinistra e quindi ovvio protagonista del prossimo Governo - fa quanto da lui atteso: un pressing politico per imporre la propria agenda o, quantomeno, tenere la barra bersaniana ben orientata a sinistra. Sinistra; non centro, non centro-sinistra.
Questi gli ultimi suoi Tweet di ieri:

Io non credo che alcune di queste posizioni siano in linea con quanto ha esplicitamente detto Bersani, oppure con quanto onestamente potrà dire Bersani. Sulla TAV potete scommettere ciò che volete che si andrà avanti nel rispetto dei trattati internazionali sottoscritti dall’Italia (e non è una sorpresa, questa è sempre stata la posizione del PD). Sull’agenda Monti (che significa proseguire nel rigore) Bersani è stato chiarissimo: superamento delle diseguaglianze, certamente (vedi per tutti l’emblematico caso esodati) ma avanti col rigore.
Vendola non è uno sprovveduto, e queste cose le sa. Perché dunque spingere in una direzione dove Bersani non potrà seguirlo? Se vi fate la domanda siete ingenui. Vendola ha massimizzato la sua visibilità elettorale e aumentato il suo peso nell’area del centro-sinistra ma sa benissimo che non potrà mai stare in un Governo con Bersani obbligato a guardare il Centro moderato (e filo-montiano), sia per questioni di voti in Parlamento (difficilmente Bersani avrebbe altrimenti una maggioranza al Senato) sia per oggettive esigenze politiche (insistere col necessario risanamento dello Stato che fra le altre cose significherà altri sacrifici, una parola indisponibile al lessico vendoliano).
Naturalmente è solo una mia ipotesi. Se dovesse accadere che Bersani finga di non udire le provocazioni di Vendola o, peggio, faccia la mossa di accoglierle, la profezia marxista della ripetizione della storia si avvererà, e vedremo un Governo eterogeneo durare poco più di un anno e cadere sotto i colpi delle sue contraddizioni, come già accadde a Prodi nel 1999.
(4 Dicembre 2012)
Si avvicina la fine del Governo Monti.
Sempre più spesso battuto alla Camera (ieri su due emendamenti ddl stabilità), pressato dal Pdl sulla data delle elezioni (a ragione di fatti strumentali e interessi di bottega, non perché votare in un mese piuttosto che in un altro abbia un qualche significato meteorologico!), vista anche l’inutilità di ogni sforzo sulla legge elettorale (idem come sopra) che rende inutile “perdere tempo” e - ovviamente, questo è il punto - nell’imminenza delle elezioni, il fuoco incrociato dei partiti di governo rischia di far finire prima del tempo un Governo che comunque sarebbe finito entro cinque mesi al massimo.
Il PD, che sa di essere il partito vincitore delle prossime elezioni ma con maggioranze non sufficienti a governare, vorrebbe una legge elettorale decente con un buon premio di maggioranza, tanto da sperare di guadagnare cinque anni di governo tranquillo; vorrebbe anche arrivare alla naturale scadenza delle Camere perché coinciderebbe con la fine del mandato di Napolitano e quindi, il nuovo Governo, potrebbe ragionevolmente sperare di mandare Monti al Quirinale.
Il PDL vuole l’esatto contrario. No Monti al Quirinale (e quindi se si votasse prima l’incarico al nuovo Governo lo darebbe Napolitano e ci sarebbe tempo per fare giochini e ricattini vari), no decente possibilità di governare per i nuovi vincitori visto che non saranno loro… Insomma: in cauda venenum e muoia Sansone con tutti i filistei.
L’UDC infine si associa al grande intorbidamento perché spera nella prossima ingovernabilità, in un proseguimento di Monti a capo di una nuova ammucchiata con l’UDC ago della bilancia fra destra e sinistra.
Con questi begli intenti, alcuni poco nobili e altri schifosetti alquanto, l’esperimento Monti sta finendo. Alcuni miei lettori penseranno che prima accade e meglio è, ma ormai il problema non è affatto Monti ma, ovviamente, quel che accadrà DOPO.
(15 Novembre 2012)
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Altri post sulla politica italiana?

Berlusconi approfitta dell’ennesimo libro di Vespa per scusarsi con gli italiani; “Scusate - dice - se non ce l’ho fatta, ma la crisi ha rovinato i miei sforzi”.
Io non vorrei essere assolutamente e banalmente e troppo facilmente anti-berlusconiano, ma questa affermazione, così grossolana e falsa, merita una piccola precisione. Banale banale, comprensibile a tutti.
La crisi è stata mondiale. Tutti, assolutamente tutti, hanno subito la crisi. Alcuni Paesi (Germania, Inghilterra, Francia, Stati Uniti) ne sono usciti affaticati, semmai segnati, ma abbastanza incolumi. Uno (la Grecia) distrutto e tre o quattro (Italia e Spagna e altri minori come Portogallo) sfiancati e a un passo dalla catastrofe. Come mai? La crisi non è un signore cinico e baro che decide di colpire chi gli sta antipatico (per esempio gli italiani) e risparmiare chi gli sta simpatico (per esempio i tedeschi) ma colpisce tutti indistintamente soffermandosi - in termini di speculazione finanziaria - in Paesi con specifiche difficoltà. Come dire: arriva l’influenza che colpisce un po’ tutti, ma se hai già un fisico prostrato soffri di più, semmai ti viene la polmonite e rischi la pelle.
Quindi in Italia (e altri Paesi) la crisi si è fatta sentire molto di più perché eravamo già di nostro un Paese debole, poco vitale, malaticcio. E quali erano le condizioni di debolezza? A braccio: debole tessuto imprenditoriale, carenza nell’ammodernamento infrastrutturale, tecnologie obsolete, debito pubblico altissimo, mancanza di una cosa qualunque che si potesse definire “Sistema Paese” al di là degli slogan, amministrazione pesantissima, corruzione a livelli insopportabili, instabilità del quadro politico.
E perché mai noi poveri italiani avevamo tutte queste disgrazie e la Germania, o l’Inghilterra, no? Perché da noi chi ha governato negli ultimi decenni (non solo Berlusconi quindi, ma lui negli ultimi venti ha governato e non poco) ha fatto alzare il debito pubblico anziché diminuirlo (cliccate QUI per i dati, vedrete anche il contributo di Berlusconi), non ha ammodernato infrastrutture e tecnologie ma ha ridotto la ricerca, non ha realizzato un Sistema Paese ma abbandonato le imprese a loro stesse, non ha ammodernato amministrazione pubblica e giustizia salvo per quelle leggi che servivano a qualcuno e così via. Vent’anni buttati via intortando gli italiani con il ponte sullo Stretto, con “la crisi noi non ce l’abbiamo”, col lettone di Putin e col Bunga Bunga.
(5 Novembre 2012)
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Altri post su questi argomenti?

Sono appena tornato da un breve viaggio a Budapest; rassegnatevi, posterò commenti e foto a josa. Non ora però, perché mi prudono le mani sulle elezioni siciliane e - con qualche giorno di ritardo - voglio fare un’osservazione.
Michele Serra sulla sua Amaca di qualche giorno fa, a proposito del massiccio astensionismo siciliano ha in pratica scritto che chi non vota poi non ha il diritto di lamentarsi del cattivo governo che subisce (nel caso di un cattivo governo, ovvio, ma in questo periodo in Italia non prendiamo neppur più in considerazione la possibilità di un buon governo). Lì per lì mi sono sentito d’accordo, ma solo lì per lì.
Se non voto alle elezioni non posso poi lamentarmi; ma se vado a votare e - per ingenuità, disinformazione o inganno - voto dei mascalzoni? Mi posso lamentare? I bravi italiani che per quasi vent’anni hanno regalato al’Italia Berlusconi e La Russa, Cicchitto e Carfagna, Scajola e Santanché, loro avrebbero diritto di lamentarsi? Certo, puoi essere ingannato da chi credevi una brava persona, ma l’inganno vale la prima volta, non per vent’anni di seguito. Come dicono gli americani “First time shame on you, second time shame on me”! Rimangono quindi coloro che sì hanno votato, ma per coloro che non sono stati eletti, e che possono dire - senza prova - “se solo avessero vinto i miei…”.
Il discorso di Serra questa volta non vale un fico secco. Il vero e unico problema è che i cittadini sono scoraggiati, sfiniti, depressi, demotivati, gabbati, insultati e derubati da una classe politica che in Italia dal 1861 fa strame di democrazia. In alcuni periodi di meno, con spinte riformiste interessanti e uomini al potere onesti e intelligenti, ma si è sempre trattato di parentesi. E di questo ladrocinio sistematico, dei farabutti al potere non è responsabile una potenza straniera nostra nemica; siamo solo noi italiani i nemici di noi stessi, perché siamo cresciuti generazione dopo generazione nell’idea che frodare il fisco fosse un dovere, parcheggiare in doppia fila una nostra legittima necessità, commettere un abuso edilizio una sciocchezza che fanno tutti e che verrà poi sanata… La tolleranza del malgoverno è servita agli italiani che sono vissuti alla sua ombra trovando i propri piccoli e sozzi interessi. Solo che adesso le cose sono cambiate. Adesso non siamo più un pittoresco e incomprensibile popolo del Mediterraneo che ha tanti bei monumenti ma peccato ci sia la mafia; oggi siamo irrevocabilmente intrecciati al resto del mondo, in particolare dell’Europa. Ci sono sempre più regole e sempre meno sovranità. Le risorse sono limitate. La competizione altissima. Occorre alla svelta un cambio antropologico negli italiani, e questo cambio non ha posto per l’astensionismo, per il berlusconismo, il leghismo, il grillismo e tutti gli sfascismi in cui gli italiani eccellono. Indubbiamente chi non vota non ha diritto di lamentarsi, ma più in generale nessun italiano ha questo diritto finché non saremo diventati un popolo moderno e civile.
(1 Novembre 2012)
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Altri post sulla politica italiana, la crisi, le elezioni?

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