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Il blog di Claudio Bezzi
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    Perché è più devastante l’omofobia di Cassano di quella di Giovanardi

    Quanto mi dispiace non essere oggi d’accordo con Gramellini che dice che le dichiarazioni di Cassano sull’omosessualità sono una non-notizia. Una cosa - dice l’arguto giornalista - è una dichiarazione omofoba di Giovanardi, altra cosa una “cassanata”.

    Ahimé non sono d’accordo. Se da un punto di vista “alto”, da intellettuali, politologi, giornalisti, quella del Giovanardi rappresentante del popolo può essere una sparata ben più grave, dal punto di vista sociale e degli effetti concreti quella di Cassano è incomparabilmente più devastante. L’omofobia di Giovanardi viene registrata da pochi cittadini attenti, quella più naïf di Cassano da milioni; rimbalzata decine e decine di volte nei tele e radiogiornali (come Gramellini segnala nella sua nota). Per milioni di italiani di media cultura, che leggono mediamente poco, che seguono mediamente il calcio la “battuta” di Cassano ha avuto un impatto eccezionale e, probabilmente, un’alta condivisione; spirito da caserma, termini (‘froci’) da osteria, visione del mondo maggioritaria. Come sarebbe a dire che bisogna infischiarsene?

    L’omofobia è un problema cruciale oggi. Come il razzismo. Come la violenza alle donne. Come l’abuso dei minori. Non vedere il collegamento fra questi problemi è grave; condividono l’idea di una supremazia maschile e maschilista, bianca, omologata, che possiede il mondo e ne usa e abusa come oggetto sessuale o comunque di sfruttamento. L’idea della diversità come pericolo per la propria identità, minaccia, blasfemìa in ogni caso da disprezzare e condannare e abbattere e semmai uccidere.

    No Gramellini, la battuta di Cassano è stata molto grave.

    I razzisti mi fanno schifo e ho voglia di urlarlo forte

    Non ce la faccio più. Oggi ho deciso di confessarmi pubblicamente: sono intollerante senza concessione alcuna nei loro riguardi. Privo di ogni illuminazione cristiana non ho pietà, né carità, né capacità di perdono e vedo costoro come persone che non dovrebbero appartenere alla nostra società. Trovo repulsione nei loro riguardi, credo che abbiano dei serissimi problemi psicologi profondi e che li sfoghino in maniera intollerabile a danno di tutti noi. Penso che chi non compie gesti concreti per contrastare il loro ammorbante modo di fare e semmai, al contrario, instauri un dialogo con loro (semmai per paura, per ipocrisia…) sia un complice da sanzionare.

    Parlo di coloro che con azioni e parole sono incapaci di comprendere e accettare ogni diversità: gli omofobi (riguardi i quali ho scritto già altre note) e i razzisti. Questi ultimi stanno emergendo sempre più dichiaratamente e pubblicamente, segno grave che non c’è più vergogna perché non c’è sanzione sociale. Qualche giorno fa un dirigente leghista dichiarò che il cadavere della donna straniera gettato nel fiume aveva “inquinato” il Po (in quanto islamica) e ieri Manfredini, capogruppo della Lega Nord in Emilia, ha esternato in modo volgare contro gli stranieri accolti nei campi di accoglienza per i terremotati.

    Allora, per favore, niente mezze misure. Il linguaggio costruisce la realtà sociale: se lasciamo dire da uno, due, dieci poi cento leghisti razzisti che gli stranieri rubano il lavoro, che sono sporchi e vili, che devono essere presi a calci nel culo, e lo lasciamo fare per un mese, un anno, dieci anni, alla fine sarà normale pensare che sì, è vero, gli stranieri fanno schifo e devono essere effettivamente presi a calci in culo.

    Niente mezze misure: nessun dialogo politico con costoro. Protestiamo fortemente se i nostri leader politici - siano di destra o di sinistra - accettano accordi opportunistici con costoro. E non lasciamogliene passare una: ogni dichiarazione, ogni battuta, ogni esternazione di questi microcefali amorali deve essere stigmatizzata, rimandata al mittente. Urlate “Buuu!” ogni volta che un omofobo alla Giovanardi o un razzista alla Manfredini prendono la parola. Ostracizzate i vostri conoscenti che votano questi figuri. Fate pubbliche dichiarazioni di indignazione! Il silenzio di tutti noi è la causa principale di vent’anni di rovina del Paese, è ora di URLARE!

    Omofobia e altre intolleranze

    Giovanardi si scaglia una volta ancora contro gli omosessuali con parole sferzanti e volgari. Non si può impedire alla gente di pensarla come crede e probabilmente non è giusto neppure impedire di dire sciocchezze; io anzi sono personalmente convinto che chi si pasce delle stupidaggini che dice viene chiaramente identificato come uno stupido, ed è bene conoscere a fondo questi figuri che ci rappresentano in Parlamento.

    Già, “ci rappresentano” nel senso che sono stati democraticamente eletti, mica hanno fatto un colpo di Stato! Lasciamo stare il porcellum e l’impossibilità per gli elettori italiani di scegliere responsabilmente chi eleggere… Anche col miglior sistema elettorale un Giovanardi lo porteremo sempre in Parlamento…

    Alcune considerazioni sull’omofobia:

    La dimensione psicoanalitica: si odia chi si ammira, si demonizza chi si teme di essere; l’ossessione omofoba rivela l’inconscio timore dell’inadeguatezza della propria virilità (negli uomini) e il profondo timore di essere omosessuali; ci si scaglia contro per rassicurare se stessi di essere machi, o almeno “normali”;

    la dimensione sociologica: l’intolleranza genera sempre mostri; ci sono continue e rinnovate ondate di intolleranza contro gruppi etnici (gli albanesi, i rumeni, gli arabi, gli stranieri in genere così facciamo prima), religiosi (gli ebrei sono un evergreen…), ideologici (i comunisti) e comunque - a ben guardare - a chi è diverso rispetto a una ipotizzata normalità assunta come valore; cercare il nemico - nel diverso - demonizzarlo e indirizzare l’opinione pubblica contro di lui è una forma rozza e primitiva di costruzione di un’identità di gruppo necessariamente violenta e sempre pericolosa; in Italia purtroppo abbiamo esempi attuali di partiti e movimenti fondati su questo genere d’intolleranza;

    la dimensione antropologica: ahimè ahimè c’è una diffusa cultura dell’intolleranza che germina nel cuore di ciascuno di noi, palude di ignoranza, diffidenza, debolezze… E quindi “l’é mej un fiöl leadar che busô” (meglio un figlio ladro che omosessuale) è poi la sottile opinione che serpeggia negli animi; nell’Italia machista non c’è da stupirsi.

    Conclusione: non è necessario essere gay per indignarsi della povertà culturale di Giovanardi. Anzi: dobbiamo indignarci anche di più se non siamo gay; dobbiamo indignarci come italiani quando si discrimina lo straniero e come cattolici (o buddisti, atei) quando si insulta l’ebreo.

    Ricordiamo infine il famoso monito poetico di Bertolt Brecht:

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari 
    e fui contento, perché rubacchiavano. 

    Poi vennero a prendere gli ebrei 
    e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. 

    Poi vennero a prendere gli omosessuali, 
    e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. 

    Poi vennero a prendere i comunisti, 
    ed io non dissi niente, perché non ero comunista. 

    Un giorno vennero a prendere me, 
    e non c’era rimasto nessuno a protestare. 

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