Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Per chi ancora pensa che la “Primavera araba” sia stata una manifestazione di liberazione e progresso, che i “Fratelli musulmani” siano comunque interlocutori moderati per l’Occidente e, specialmente, che la condizione della donna sia migliorata, prego di leggere questo terrificante reportage di Giovanna Loccatelli sulla Repubblica (Cliccate QUI).
Troppi pochi gli articoli che i nostri giornali dedicano alla delicata e drammatica fase politica egiziana che vede il presidente Morsi, esponente della Fratellanza Islamica, procedere verso il potere assoluto con continue manovre autocratiche volte a estendere i suoi poteri in modo illimitato. L’opposizione a Morsi - fra cui molti che votarono per Morsi alle elezioni presidenziali - è scesa in piazza ieri sera a Mahalla, Il Cairo, Alessandria, scontrandosi con giovani sostenitori del nuovo dittatore e con la polizia. Molti feriti, un morto.

Chi pensava che i Fratelli Musulmani fossero la faccia moderata e presentabile dell’islam al potere dopo le “primavere arabe” si deve ricredere definitivamente. Sono solo più “politici” dei rozzi fondamentalisti armati di kalashnikov, sanno come lusingare il popolo, concorrono semmai per le elezioni, ma il potere assoluto è per loro l’unico obiettivo, e si tratta di potere islamico, di un potere ispirato dall’assoluta idea di “verità” che solo la religione può suggerire. Nel loro programma c’è la lotta all’Occidente, c’è la religione unica e il pensiero unico. Il loro è un programma dispotico, fascista.
(Un post precedente, che preannunciava questa drammatica svolta, lo potete leggere QUI)
(28 Novembre 2012)
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Altri post su questioni estere?

Se esiste l’inferno, in questo momento è in Siria.
I massacri con centinaia di vittime civili si susseguono ormai tutti i giorni (quasi 16.000 dall’inizio della rivolta) mentre l’opinione pubblica mondiale guarda altrove. Ban Ki-moon denuncia a gran voce, Clinton minaccia, Terzi (il nostro ministro) auspica “interventi muscolari”, ma nulla può accadere, anche in flagranza di violazione di ogni risoluzione Onu (occorre invocare le violazioni, perché i morti ammazzati non hanno, altrimenti, storia) perché la Russia, membro permanente del Consiglio di sicurezza con diritto di veto, si mette di traverso (generalmente con la Cina, che in questa particolare storia ha comunque un peso marginale). E’ notizia di queste ore l’ennesima nave russa carica di armi per il regime siriano, ma oltre ciò la Siria rappresenta una pedina fondamentale nello scacchiere mediorientale, una minaccia permanente a Israele (e quindi strumento di pressione internazionale), un crocevia di risorse essenziali, una storica propaggine nelle intricate relazioni ex sovietiche e quindi, in sintesi, una sponda alleata da non perdere perché dopo Assad, per la Russia, non ci sarebbe più alcun amico nell’area.
E’ così, mentre noi brontoliamo per il declassamento di Moody’s, la Merkel smentisce Monti, Obama lavora alla sua campagna elettorale e Berlusconi “a sorpresa” si ricandida, mentre il mondo, insomma, procede normalmente, in Siria si continua a morire senza un’ombra di aiuto da parte della comunità internazionale. I Fratelli Musulmani protestano, a ragione. Dopo l’inevitabile fine di Saddam non stupiamoci se avremo consegnato anche la Siria agli islamisti anti-occidentali e alla lunga e infida mano saudita.
O gli egiziani hanno un ordinamento costituzionale veramente bizzarro o la mossa del neo presidente Morsi ha il segno della forzatura al limite dell’accettabilità.
Non molto tempo fa la Corte Costituzionale di quel Paese aveva annullato il Parlamento appena eletto perché aveva ravvisato un difetto costituzionale nella legge elettorale. La cosa fece effettivamente discutere e gridare al golpe perché il parlamento eletto ero molto filo-islamico e la Corte - residuo del potere militare preesistente - era tacciata di comportamenti faziosi. Una cosa possibile che però ha consentito, alla fine, l’elezione di Morsi - esponente dei Fratelli Musulmani - quale Presidente. Riepilogando: il vecchio potere militare legato all’ex Presidente Mubarak può avere ingoiato molto male la crescita dei Fratelli (e la Corte Costituzionale può avere commesso forzature conseguenti) ma alla fin fine non si è messo di traverso e ha lasciato onestamente la vittoria (meritata) a Morsi.
Ora però Morsi annulla la sentenza della Corte Costituzionale, instaura il Parlamento come eletto a Giugno (dove quindi la sua fazione ha la maggioranza) per scrivere la nuova Costituzione. E’ legittimo? Anche supponendo una forzatura faziosa e occulta della Corte Costituzionale dovrebbe essere evidente che Morsi ha compiuto a sua volta una forzatura, in questo caso palese, contrapponendosi contro un altro organo dello Stato per favorire la sua parte in modo da arrivare a una nuova costituzione a lui amica, ovvero amica dei Fratelli Musulmani e dell’ideologia islamista che incarnano (legge coranica, avversità all’Occidente etc.). I militari fremono.
Mentre accade questo gli Stati Uniti - per miserabili ragioni diplomatiche - invitano Morsi negli USA, applaudono alle elezioni in Libia (dove si preannuncia una vittoria anche qui dei Fratelli) e fanno della real politik necessaria quanto ottusa.
Quando negli Statu Uniti Bush jr. vinse le elezioni contro Al Gore in maniera evidentemente truffaldina con la complicità del fratello, il perdente tentò - secondo le vie ortodosse previste dall’ordinamento americano - un ricorso che, perso sempre per ragioni non propriamente limpide, non fu reiterato né fu oggetto di organizzazione di proteste di massa (che erano possibilissime) per impedire un conflitto fra istituzioni. Nel Paese più democratico del pianeta il truffato Al Gore fece un passo indietro, non insistette nelle sue ragioni, e Bush fu Presidente. Morsi - celebrato come Presidente egiziano “democraticamente eletto” - ha avuto un comportamento assai diverso e sfacciato.
Questi sono i Fratelli Musulmani che la Primavera araba ci ha consegnato. Le conseguenze striscianti, mai eclatanti, le vediamo nella vicina Turchia, ormai definitivamente sganciata dal binario europeo.
Di tutti i Tweet che ho letto ieri sera, in diretta da piazza Tahrir dove migliaia manifestavano per il grave stallo democratico, uno mi ha colpito più degli altri, di Yahia Lababidi: Now our sacrifices have been turned into a struggle between two kinds of fascism.
Mi sembra che esprima con grande semplicità il bivio di fronte all’Egitto ma, più in generale, di fronte al Nord Africa e al Medio Oriente: da un lato il fascismo in punta di fucile dei militari, dall’altro quello in punta di Corano degli islamisti. Da un lato il regime oppressivo che intende garantire sì la laicità e l’alleanza con l’Occidente, al prezzo della repressione del dissenso e in particolare dell’islamismo. Dall’altro il regime oppressivo dell’islamismo che farebbe della religione una prigione, soffocherebbe ogni pretesa laica, imporrebbe il velo alle donne (e da piazza Tahir sono arrivato tweet preoccupati di donne egiziane). Quale la differenza fra i due? Che la dittatura militare porta alla violenza, all’insurrezione, alla guerra civile: il modello Siria è vergognosamente testimone di questa deriva cui l’Occidente sembra incapace di reagire. La dittatura religiosa porta a una violenza più sottile e pervasiva, all’obnubilamento delle menti, alla paura: il modello Iran. La dittatura militare resta isolata nel mondo; quella religiosa contagia i vicini, come vediamo dalla sua penetrazione in Centrafrica.
Difficile fare il tifo per una o per l’altra soluzione. In Egitto sta per consumarsi una tragedia che - nel caso della vittoria finale del Fratelli musulmani - destabilizzerà comunque tutto lo scacchiere locale dove, non scordiamocelo, c’è la ferita aperta del conflitto israelo-palestinese.
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