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    Quanto incide (e su cosa) l’aumento dell’IVA dal 21 al 22%

    Un bellissimo, chiaro e come sempre condivisibile testo di Barbara Spinelli, grande conoscitrice delle questioni Europee.

    Leggetelo, perché il nostro futuro non starà nella Convenzione parlamentare, nel governo Letta o nell’eventuale disciplina dello Ius Soli, né tantomeno nel fondamentale dibattito sugli scontrini del M5S. Il nostro futuro (o la nostra rovina) sono in Europa…

    Debito pubblico italiano: è RECORD: 2.034,7 miliardi (pesa 34.139 euro per ogni italiano): http://goo.gl/rT4nv 

    Effetti della crisi…

    Pil, nel 2014 crescita dello 0,7%. Qui tutti i numeri

    (Ma bisogna pur dire che, da due-tre anni, le previsioni di ripresa sono sempre per l’anno prossimo…)

    Il commento di un lettore dell’Huffington Post all’articolo che spiega le demenziali proposte grilline su economia e fisco (l’articolo lo trovate QUI).

    Ecco quante imprese hanno chiuso per i mancati pagamenti della Pa: oltre 52mila fallimenti. TUTTI I NUMERI

    Segnalo una bella consorella tumbleriana di infografiche economico-sociali. Ne ruberò spesso qualcuna…

    :-)

    Le chiacchiere stanno a zero

    Fitch declassa l’Italia. L’outlook è negativo (significa che prevedono cali del PIL e difficoltà di ripresa). La disoccupazione cresce e le aziende chiudono. Per ora i mercati (il cui comportamento è assai più significativo di quanto stabilisca l’agenzia di rating) sono cauti ma non catastrofici, lo spread, dopo l’impennata dopo-voto, si è stabilizzato (ma a livelli comunque alti) e l’avanzo primario (indicatore di una più generale solidità strutturale al netto del debito) è cresciuto.

    La conclusione facile facile anche per chi non conosce bene tali questioni è la seguente: abbiamo una riserva d’ossigeno che ci permette di tirare avanti, ma non per molto, e siamo su una lama di rasoio dove un niente può farci precipitare in una situazione drammatica dove la mancanza di lavoro si coniugherebbe con una crescente difficoltà - e infine  l’impossibilità - a pagare il nostro spaventoso debito pubblico. Al primo problema (lavoro) deve provvedere un governo, che non c’è e non si capisce come si potrà fare, mentre al secondo provvede a denti stretti l’ombrello europeo, entro limiti che ancora riusciamo a sostenere.

    Se non ci sarà una qualche svolta che mostri al mondo una stabilità governativa, non solo non avremo lavoro e altre imprese chiuderanno, ma i mercati - già nervosi - incominceranno a scommettere contro di noi; i pochi investitori stranieri ci abbandoneranno, lo spread salirà fortissimamente assieme al debito pubblico e noi ci avvieremo baldanzosamente verso un destino greco.

    Se monterà un’ipotesi anti-europeista e usciremo dall’Euro saremo rovinati nel giro di pochi mesi. Su questo punto è incredibile l’ignoranza di alcuni anti-europeisti. Se usciamo dall’Euro, e quindi dagli scudi garantiti dalla BCE e dagli altri Paesi, avremo una valuta che non varrà niente, sia che si chiami Lira, Lumbard o Grillino. Il valore della nostra valuta sarebbe decisa dai mercati internazionali, e visto il debito, vista l’economia asfittica etc. sarebbe come carta straccia. Con quella carta straccia, per fare solo un esempio che spero chiaro, non saremmo più in grado di pagare il gas a Putin e passeremmo il prossimo inverno al freddo.

    A noi serve l’Europa (semmai un altra Europa, ma comunque l’Europa) e ci serve subito un governo autorevole - anche se a termine - per fare le riforme. Adesso fate un pensiero su chi avete votato e riflettete se lavora per la costruzione di un governo nell’alveo dell’Europa o se lavora per un allegro casino dove mandare tutti affanculo. In primis il popolo italiano.

    (9 Marzo 2013)

    Breve articolo sulle falle del pensiero economico di Grillo. Purtroppo non scritto benissimo, non va a fondo di certi argomenti e potrebbe non far capire sufficientemente quanto siano pericolose e inattuabili le idee del M5S

    Un’iniziativa del Corriere della Sera che analizza i programmi economici di PD, PDL, FARE (Giannino) e Lista Civica (Monti) con un modello econometrico di Oxford Economics. Il testo allegato all’articolo, in pdf scaricabile, è in inglese e abbastanza specialistico, anche se la tabella finale riassuntiva è più accessibile (l’articolo del Corriere, comunque, dà un’idea generale). Da leggere assolutamente, e da considerare attentamente, se l’economia nazionale (che poi significa lavoro, uscita dalla crisi, pensioni, etc.) vi sta a cuore.

    Sciocchezzario grillino

    La democrazia internettiana di Grillo funziona più o meno così: “Volete stare dentro l’Euro o fuori dall’Euro? Cliccate!”. La gente a casa pensa “Uffa quest’Euro della malora, che la pizza costa il doppio di quando c’era la Lira!” e clicca su “Non mi piace” esattamente come su Facebook clicca su “Mi piace” alla sciocchezzuola postata da un amico. Quali trattati economici ci leghino all’Europa, quali procedure siano necessarie per uscire dall’Euro, come saremmo immediatamente bastonati dai mercati, perdendo investitori esteri e posti di lavoro, come andremmo in bancarotta in due mesi… Tutti questi sono pensieri troppo complicati, faticosi e - diciamolo francamente - troppo, troppo noiosi per perderci tempo; la democrazia internettiana di Grillo è giovane, veloce, divertente e molto alternativa, e la velocità del click ci lascia tempo per tornare a fare quel che più ci piace.

    Oggi i grillini sono orgogliosamente chiamati a una nuova, gioiosa piccola esercitazione di democrazia internettiana. Sul suo sito compare un fondamentale e necessario “Sondaggio sulle misure urgenti per le piccole e medie imprese”.

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    Sondaggio geniale.

    Innanzitutto non si può copiare. Il programma del M5S non dice nulla su questi punti. Né su alcun altro serio punto economico, come ho scritto un po’ di tempo fa.

    Poi non ci si può sbagliare. Quale artigiano o piccolo imprenditore non griderebbe, con quanto fiato ha in gola, “Sì, sì, mille volte sì!” a ciascuno di questi punti? Peccato che alcuni siano demenziali. Cosa significa, per esempio, “Eliminazione dell’IRAP”? L’IRAP è un’imposta regionale sul reddito delle imprese. Nell’Italia super-tartassata qualunque tassa è odiosa: i proprietari di case odiano l’IMU come gli imprenditori odiano l’IRAP come tutti i contribuenti odiano pagare le tasse, ovviamente. Ma solo uno sciocco, o un demagogo, può dichiarare (come Berlusconi) “Aboliremo l’IMU” senza dire come raccoglie il medesimo importo, indispensabile per lo Stato, senza questa tassa. Idem per l’IRAP e per qualunque altra imposta. Benissimo abolirla: quei soldi, una volta non raccolti in quel modo, dove verrebbero trovati?

    “Chiusura Equitalia” è poi fantastica: l’odiata e odiosa Equitalia, il simbolo vivente di tutto il male che i cittadini (specie gli evasori) pensano dello Stato gabelliere… Chiuderla, chiuderla, chiuderla! E semmai cospargiamo di pece e rotoliamo nelle piume i suoi loschi rappresentanti. Sfugge ai più (non certo al furbissimo Grillo) che Equitalia, ancorché odiosa, ancorché operante con regolamenti rigidi e a volte con cieca ottusità, è semplicemente un Ente di riscossione. Multe non pagate, tasse dovute, forniture utenze etc. anziché essere inseguite da messi comunali e altri operatori diversificati per tipo di riscossione sono state unificate da un ente pubblico di servizio. E’ un ente strumentale, è un braccio operativo dello Stato e degli Enti locali, è un servizio. Se gli dicono di riscuotere determinate somme in un determinato modo, Equitalia lo fa. Se non lo fa Equitalia lo dovrà fare qualcun altro…

    “Attribuzione del Made in Italy solo alle aziende che producono in Italia”; altra ridicolaggine che non tiene conto della globalizzazione. Se si obbligassero le imprese in questo modo se ne condannerebbe la metà alla chiusura, e si seppellirebbe l’altra metà alla subalternità rispetto ad altre imprese straniere non vincolate da questa sciocchezza, come sciocche e irrealizzabili sono tutte le sparate protezionistiche leghiste: impossibili, inattuabili, diseconomiche, ma tanto “patriottiche”!

    Mi fermo perché mi sono stancato. Le “idee” di Grillo, le iniziative del M5S sono di una noia mortale nella loro stupida improvvisazione, nella loro casuale demenzialità, nella stolida e provocatoria insulsaggine.

    Click… “Mi piace!”

    (16 Gennaio 2013)

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    Altri post su Grillo e sul M5S?

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    Nove carte dell’Economist per fotografare l’economia mondiale.

    Monete locali? Negli USA sono realtà già da tempo.

    (Per un’analisi del significato della moneta nell’economia, e la situazione in America, cliccate QUI)

    Il programma economico del M5S

    Sul blog di Grillo c’è il link al programma del M5S. Quanti l’hanno letto, in particolare fra coloro che sentono simpatia per il Movimento? Gli vogliamo dare un’occhiata assieme?

    Per semplicità guardiamo solo alla parte economica del programma, quella ovviamente sulle quali si giocherà gran parte del dibattito elettorale, quella attorno alla quale si gioca una bella fetta di futuro dell’Italia.

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    Il programma è costituito da un breve elenco di punti. Possiamo dividere questo elenco in gruppi omogenei:

    1. Elementi già presenti nella nostra legislazione: per esempio la cosiddetta class action, primo punto del M5S, è già presente nella nostra legislazione. Forse il M5S la vuole modificare? Potenziare? Non si sa.
    2. Elementi astratti, vaghi, pure petizioni di principio. Cosa vuole dire, per esempio “Abolizione delle scatole cinesi in borsa” (punto 2); c’è una critica, ovviamente, agli ingarbugliati intrecci societari che rendono poco trasparenti e a volte truffaldine le pratiche finanziarie di società disoneste, ma cosa vuole, esattamente, il M5S? Abolire completamente la possibilità di compartecipazioni, divisioni societarie, scambi azionari etc.? Ciò violerebbe tutti i principi di libera impresa e renderebbe difficile operare nella borsa italiana con un ulteriore crollo di investitori esteri di cui abbiamo assoluta necessità. Più assurdo il sesto punto: “Impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno”; dal sapore molto autarchico, stile ventennio mussoliniano, questo punto del programma è di impossibile realizzazione, oltre che ridicolo. Come si impedisce lo “smantellamento” di industrie decotte e fallimentari, o semplicemente dismesse per qualunque motivo? Interviene lo Stato con contributi (è vietato dalle norme europee)? Si obbligano i cittadini a mangiare solo prodotti italiani (idem)? Insomma: può essere un auspicio condivisibile, e sane politiche industriali strutturali aiuterebbero, ma non si può decretare un “impedimento” di questo genere. Idem per “Favorire le produzioni locali”, “Sostenere le società no profit” etc. Auspici, desideri forse in parte condivisibili ma astratti e non realizzabili (oppure: di cui non si spiega come perseguire la difficile realizzazione).
    3. Questioni importanti non spiegate. Per esempio “Abolizione della Legge Biagi”, quinto punto. In realtà si intende l’abolizione di tutte le leggi e norme che favoriscono il precariato lavorativo, che non fanno capo solo a tale legge e che sono state ritoccate in parte anche dal Governo Monti. Dire, attraverso questo slogan, che si vuole difendere il lavoro, ridurre la precarietà etc. è molto evocativo in questi tempi. Ma occorrerebbe dire di più: la flessibilità in entrata nel mondo del lavoro può avere gradi diversi di libertà (da assolutamente niente al molto e confuso della Legge Biagi) ma va messa in relazione con la cosiddetta “flessibilità in uscita” (per capirsi: essere licenziati con più o meno facilità) ed è in relazione, specialmente, con provvedimenti a favore del lavoratore che ha perso il lavoro (reddito minimo, incentivi anche non economici al reimpiego…). Insomma, è una partita complicata (la ministra Fornero qualcosa ha fatto) che deve essere vista assieme, e non liquidata con uno slogan. In questo stesso capitolo metterei l’altra cruciale questione della “Riduzione del debito pubblico” (quindicesimo punto… Voglio sperare che l’elenco non sia in ordine di priorità!); come si riduce il debito pubblico secondo Grillo? Testuale: “con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie”. A parte le tecnologie, utilissime e fondamentali ma non per ridurre il debito, il resto è risibile: cosa sono i “forti interventi sui costi dello Stato” (che è “soluzione” proposta da tutti i politici nessuno escluso)? Tagliamo un altro po’ di Sanità? Occorre dire come si interviene e cosa si taglia. Certamente - immagino - il M5S potrebbe indicare (lo dice Grillo nei suoi comizi) la TAV, le spese militari e simili, e molti potrebbero essere d’accordo ignorando che ci sono accordi internazionali difficili da disdire, che il risparmio sarebbe consistente ma non risolutore e che occorre affrontare il nodo della spesa pubblica in maniera strutturale.
    4. Vistosi buchi nel programma. La cosa che più balza agli occhi sono i buchi, le omissioni. I grillini hanno a cuore le “Cariche multiple dei consiglieri di società quotate”, la “Rappresentanza reale dei piccoli azionisti” e così via, tutte cose giuste, importanti, anche di buon senso, che non costituiscono, di per sé, un programma. Ma non spendono una parola (perché - credo - non ne hanno un’idea) su questioni quali le liberalizzazioni (che offrirebbero vantaggi ai cittadini, ma il programma del M5S è di fatto anti-liberale), la politica industriale, l’assetto del fisco, il mercato del lavoro (salvo quanto già scritto), il commercio estero, il sostegno al lavoro tramite eventuali riduzioni d’imposta, il credit crunch… Insomma: non hanno, semplicemente, un programma economico, ma una serie di spunti puntuali e circoscritti in parte impraticabili e in parte vaghi.
    Basta dire che “non si possono nominare le persone condannate in via definitiva come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa”, per fare un buon programma? Io sono d’accordissimo di fare una legge che lo impedisca, è una degna operazione di pulizia, assolutamente necessaria. Ma ciò non fa un programma economico che mi rassicuri sullo sviluppo.
    Basta dire “Disincentivi alle aziende che generano un danno sociale”? Sono belle parole, un po’ come dire che l’amore deve trionfare, e appoggerò ogni iniziativa in proposito. Ma ciò non mi rasserena sul rientro del debito pubblico, il ritorno degli investitori, la discesa dello spread.
    E infine, ricordiamoci, Grillo va dicendo in questi giorni, nei suoi comizi, che vuole uscire dall’Euro (lui dice che vuole sottoporre a referendum la permanenza nell’Euro, che è lo stesso) senza spiegare i costi di un’operazione di questo genere che non sarebbero né alti né altissimi ma semplicemente catastrofici. Ma a lui che importa? Lo slogan è facile, vellica gli stomaci più duri, mostra il dito (l’Euro) e non la Luna (le politiche dissennate degli ultimi dieci anni che hanno vanificato i più visibili benefici della moneta unica in Italia).
    (28 Dicembre 2012)

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