Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Lo spread ieri era sui 520 punti. Oggi (26 Luglio) pomeriggio è sceso a 475 grazie alle dichiarazioni di Draghi. 45 punti in meno per avere detto che la BCE intende salvaguardare l’Euro che è un processo irreversibile. Ovvero un’ovvietà, quantomeno detta dal massimo responsabile della BCE. A 40-50 punti a botta ai primi d’Agosto avremmo raggiunto la parità, quindi: avanti con dichiarazioni rassicuranti. Hollande potrebbe dire che ama la Merkel, Merkel potrebbe annunciare le sue vacanze in Grecia, Monti accennare (strizzando l’occhio a Berlusconi per fargli capire che fa per finta) che si candiderà premier per i prossimi trent’anni. E giù il dannato spread!
Insomma: gli economisti sono dei millantatori e gli speculatori finanziari internazionali sono degli psicolabili umorali cui basta una dichiarazione (non un atto concreto, un trattato, una minaccia) per far sbollire le paturnie. Conclusione: in questa follia senza logica possiamo salvarci o sfracellarci tutti così, con lo schioccare di due dita, senza capire come e perché. A caso.
Sarà pur vero che i Paesi membri dell’UE vogliono che la Grecia resti nell’Euro, ma il fatto che si inseguano da mesi - e più pressantemente in questi giorni - voci su piani d’emergenza per affrontare la sua uscita non lasciano tranquilli, fanno precipitare le borse e creano una grande confusione. Se si vuol a che la Grecia resti non basta proclamarlo, occorre dare urgente seguito ad azioni concrete che mostrino ai mercati (ma soprattutto ai greci) che tale volontà non è solo un proclama di facciata.
E qui si scontrano le due politiche europee: quella del “prima di tutto il rigore poi penseremo al resto” e quella del “sì al rigore ma non ammazziamo l’Europa e procediamo presto con lo sviluppo”. Questa seconda linea ha acquistato un importante sostenitore con Hollande che si affianca a Monti e a gran parte dei leader europei. La prima è incarnata da Draghi, Van Rompuy e soprattutto Merkel. La cancelliera ha ottime ragioni, dal particolare punto di visto della ricca Germania, ma mostra una rigidità, una miopia e - diciamolo - una visione particolaristica che poteva essere compresa un anno fa ma difficilmente oggi.
Purtroppo ognuno è quello che è. Non bisogna mai cadere negli stereotipi generalizzanti (l’italiano superficiale, l’inglese rigido, il tedesco senza fantasia…) ma un retaggio antropologico agisce ed è ben noto sin dai tempi dei tempi, come testimonia - fra i numerosi altri - questo passo di Guerra e Pace di Tolstoj:
solo i tedeschi possono essere sicuri di sé sulla base di un’idea astratta, com’è la dottrina, cioè la pseudo-conoscenza della verità assoluta […]. Il tedesco è sicuro di sé nel peggiore dei modi, nel modo più disgustoso e inesorabile, perché è ciecamente convinto di sapere la verità: una scienza, cioè, da lui stesso elaborata.
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