Parolechiave

Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.

Cerca

Pagine speciali:

Ultimi scatti Instagram

    Di più - Instagram

    Trovami anche su...

    La triste irrealtà di Berlusconi

    Mentre i partiti votano alla Camera l’art. 1 della nuova legge che dovrebbe dimezzare il rimborso ai partiti (perché non l’eliminano mica, gli italiani sono imbufaliti e loro credono di cavarsela dimezzando), mentre il PDL continua il suo karakiri votando contro il decreto corruzione, mentre insomma la classe politica italiana non capisce un accidente di cosa stia succedendo in Italia, ma cosa dico “Italia”?, nella galassia!, ecco che rispunta Berlusconi che a commento della rovinosa sconfitta elettorale annuncia la sua grande trovata: rimetterci la faccia lui mandando a casa il pallido Alfano fino a ieri uomo nuovo e stupendo. Non solo: vuole mandare a casa tutto il PDL, fare una cosa nuova, imitare Grillo, licenziare tutti i “colonnelli”,  stringere un patto con Bersani per la legge elettorale insomma, fare qualcosa, qualunque cosa pur di riemergere. Se ci fosse ancora quella santa donna di sua madre metterebbe in vendita pure lei.

    Ecco, questa confusa agitazione senile, il non capire che il tuo tempo politico è finito, il cercare penosamente e miseramente una qualunque strada per tornare in auge, assomiglia a quella che vede coinvolto il suo sodale Bossi, come ho avuto modo di scrivere qui qualche giorno fa. Tutti i padri-padroni sembrano ripercorrere lo stesso sentiero: i grandi dittatori come Saddam Hussei e Gheddafi come i piccoli padrini italiani: loro sono il Sole, sono la Mente, sono la Ragione Unica… tutti gli altri solo necessarie comparse, burattini… E non capiscono più la realtà, non fanno un esame di realtà, vivono un delirio di onnipotenza, e anche se si trovano assediati nel bunker sperano sempre nell’arrivo dell’arma segreta che ribalti le sorti. Berlusconi si sta incamminando in questo tragico cunicolo di disillusione e abbandono non capendo che la sua epoca è finita. Non mi fa pena.

    Bossi piange

    Il Bossi, distrutto - dicono - dalla recente svolta giudiziaria che coinvolge anche lui e famiglia, piange. Il Grande Uomo pensa al ritiro e resta annichilito, nell’angolo, incapace di reazioni. Piange.

    Vi fa pena, almeno un po’? A me no, per niente.

    La parabola del Bossi è da manuale: un signor nessuno grossolano e furbo che azzecca la trovata della sua vita (la Padania, il locassimo esasperato che tocca lo stomaco peloso di certi ceti sociali stufi di una DC all’epoca già in crisi e da lì a poco travolta da tangentopoli) radunando un manipolo di sbandati e pseudo-intellettuali alla Miglio. Due decenni di grugniti eversivi all’ombra del Grande Bugiardo… Il Potere! Come il manovale che vince un miliardo alla lotteria e si ritrova pochi anni dopo rovinato, incapace di gestire quella fortuna, la parabola declina con l’assoluta incapacità politica e morale di gestire il potere; il potere visto come dominio, come disprezzo e come naturale e ovvio privilegio per sé e per la sua famiglia. 

    Il non vedere la catastrofe imminente, il sentirsi comunque invulnerabili e intoccabili anche fra le macerie è una caratteristica tipica dei despoti; mi sono sempre chiesto come mai Saddam Hussein sia rimasto fino all’ultimo a resistere inutilmente quando gli americani ancora gli offrivano una via di scampo; o Gheddafi… In altro contesto è lo stesso per Bossi (ma sarebbe uguale anche per Berlusconi): la Lega spappolata, i suoi fedelissimi inquisiti, e lui ancora lì a “pensare di ricandidarsi” e a grugnire contro Roma ladrona. Anni di cesarismo praticato su masse beote e ignoranti con la complicità di luogotenenti furbetti (Maroni compreso) che non avevano alcun interesse a calmierarlo, avvertirlo.

    Bossi piange? E’ ancora poco.

    Una nottata che non passa mai

    Mentre la faccia giustizialista della Lega espelle Rosi Mauro la sua faccia ipocrita salva Bossino detto il Trota. Rosi Mauro, personaggio indecente partorito dalle paludi della cosiddetta Seconda Repubblica, non meritava questo sbrigativo trattamento quanto Bossino, figuretta senza spessore catapultato direttamente dalla Prima, non meritava di stare dove l’han lasciato, anche se non prevedo grandi futuri politici per lui. E intanto anche Calderoli, che dell’indecenza ha fatto uno stile personale, compare nello scandalo…

    A fare da sfondo alle miserie leghiste lo spettacolo della politica italiana: in pochi minuti ABC hanno concordato di non mollare un soldo del finanziamento pubblico ai partiti (camuffato da rimborso elettorale per aggirare la volontà popolare, forse pensando che non ce ne saremmo accorti…) facendo mostra di una capacità di convergenza bipartisan che non mostrano invece in altre faccende di interesse pubblico come la riforma del mercato del lavoro dove per esempio la Marcegaglia, fiera avversaria di Berlusconi solo pochi mesi fa, ha facilmente subornato il suo pallido clone Angelino che adesso scalpita laddove ieri si era detto d’accordo.

    Continua tutto, insomma, con linguaggi (volgari) vecchi, idee (poche) vecchie, comportamenti (discutibili) vecchi. La destra continua a mostrarsi con le impresentabili facce di La Russa e Cicchitto, il centrosinistra col finto buonsenso contadino di Bersani che ormai funziona solo per le gag televisive.

    Il disastro elettorale che li attende sarà disastro per tutti noi.

    La nuova Lega che avanza

    Il nuovo che avanza trova la sua palingenesi a Bergamo nel più tradizionale e italico dei modi: una lacrimuccia del caro leader che ha fatto un così nobile gesto (la mossa sostanzialmente finta di fare un passo indietro da segretario), il bacio col successore designato troppo forte per essere calpestato e rimosso (e non è che non ci avevano provato a zittire Maroni, neppure tanto tempo fa), sputi e insulti grossolani su chi non partecipa a questa catarsi collettiva (e i commentatori più attenti hanno colto la volgarità e perfino l’ingiustizia di questa precipitosa gogna contro la Rosi Mauro).

    Lo spettacolo del cambiamo tutto per non non cambiare niente è andato in scena anche questa volta con tutti gli ingredienti che servono: la Rosi a Porta a Porta (è lì che si fa politica in Italia nel ventennio berlusconiano), le lacrime e gli sputi (mancano le monetine lanciate all’Ergife ma l’isteria collettiva è simile), i solenni giuramenti e i babbei che se li bevono.

    Domani Maroni sarà il nuovo leader del Carroccio. Non so dove fosse Maroni in questi anni di Lega gestita dai rubagalline; non posso sapere se sapesse oppure no e, in questo secondo caso, dove diavolo volgesse lo sguardo per non accorgersi; sì, è vero, in tempi recenti ha mostrato di smarcarsi… furbissimo e tempestivo. La nuova Lega di Maroni, nessuno si illuda, sarà uguale identica alla vecchia di Bossi; solo un po’ più spregiudicata e cinica. Qualche faccia impresentabile sarà rimossa, qualche slogan indicibile dimenticato ma, sinceramente, il nuovo che avanza non sarà molto distinguibile da vecchio buttato nella spazzatura.

    L’analfabetismo leghista e la crisi globale

    Dice bene Scalfari sulla Repubblica on line di oggi a proposito dell’analfabetismo leghista e delle ripercussioni politiche che avrà l’attuale crisi della Lega sul quadro attuale. Interessante poi l’apertura di prospettiva che fa e che condivido a proposito degli effetti locali (da noi, in Italia) della globalizzazione, non ben compresa da molti politici e certamente non comprensibile a Bossi e ai leghisti.

    1. Ciò che semplificando chiamiamo la “crisi” c’è, persiste, e se ha un piede in casa nostra (deficit pubblico esorbitante, scarsa credibilità istituzionale etc.) ne ha un secondo in una regione indefinibile e in parte virtuale che si chiama genericamente “mercati”, “speculatori finanziari” o, come segnala Scalfari, in quei “vasi comunicanti” che stanno ridefinendo gli equilibri fra vecchie e nuove potenze;
    2. la conseguenza più logica è che San Mario Monti deve fare riforme feroci nessuna delle quali potrà essere risolutrice. Queste (e molte altre) riforme sono necessarie ma non sufficienti (e non sto affermando affatto che le soluzioni operative di Monti siano quelle giuste). E’ probabilmente vero - per fare un solo esempio - che non è la riforma del lavoro della Fornero che cambierà tendenza al tasso di disoccupazione, ma è certamente vero che senza una qualche riforma in senso liberale la situazione non potrebbe che peggiorare. La riforma (la più intelligente ed equa possibile) è un investimento futuro, un prerequisito, ma da sola non servirà a granché;
    3. questo è chiaro ad alcuni (è abbastanza facile vedere anche fra i nostri stracotti politici segni di comprensione della situazione) e poco ad altri. La Lega è costituzionalmente incapace di comprendere alcunché di questi problemi per il suo esasperato locassimo egoistico; la Marcegaglia - di cui pensavo meglio - ha avuto recenti uscite certamente dettate da interessi di bottega ma gravemente dannosi per il Paese. E in ogni caso se gli interessi di bottega non vengono messi da parte da una componente così rilevante della nostra società com’è Confindustria significa che non siamo messi un granché bene. Idem per la Camusso…
    4. Che ci aspettino tempi via via più duri è una realtà. Che non basterà più imprecare contro il “Governo ladro” è un fatto. Occorre un pensiero e uno slancio nuovi, capaci di attrarre in un progetto alternativo e coraggioso gran parte dell’elettorato italiano. All’orizzonte non vedo apparire nulla ma… chissà?

    La pericolosa carica prepolitica della Lega in crisi

    Questo ennesimo capitolo della commedia umana in formato italiano è stato ben riassunto dalla nota di Alexander Stille sulla Repubblica on line. Voglio aggiungere:

    1. differentemente dall’Osanna cantato come un mantra dai suoi fedeli, Bossi non mostra alcuna vetta morale e politica per avere fatto “un passo indietro” da Segretario, visto che è stato immediatamente nominato Presidente e che il suo ruolo egemonico nella Lega continua esattamente come prima; di più: dopo sole 24 ore dalla sberla, l’ipotesi ufficiale leghista del complotto romano, dei pubblici ministeri artatamente persecutori, della vicenda poco chiara (non la vicenda dei soldi rubati, la vicenda dell’inchiesta giudiziaria!) è divenuta l’unica ammissibile per Bossi & gregari, con l’aggiunta necessaria di Rosy Mauro riguardo il “processo mediatico” e le “porcherie giornalistiche”. Pari pari il noioso fino alla nausea cliché dell’epoca berlusconiana, solo che oggi - con una massa schiacciante di evidenze - questa difesa appare poco più che un’arrogante farsa, penosa e sgradevole;
    2. incredibili gli atteggiamenti di una parte del popolo leghista nella difesa ad oltranza del proprio leader. Onestamente credo siano una minoranza, ma in ogni caso non volere capire, non volere sentire, non volere ammettere nulla e difendere a oltranza Bossi ha qualcosa di religioso. Un atteggiamento normale rispetto all’accusa pesante di ruberie verso il leader del proprio partito dovrebbe essere la pretesa di vederci chiaro, e subito, e senza sconti, proprio perché ci si dovrebbe sentire traditi nella fiducia; si può certamente invocare la clausola della presunzione d’innocenza, ma solo per sbrigare le pratiche dell’accertamento. Invece - dicono i seguaci - “Bossi è la Lega, la Lega è Bossi”. Questo atteggiamento prepolitico, quasi mistico, è estremamente pericoloso per l’immaturità che rivela, per l’impossibilità di qualunque argomento;
    3. la sintesi politica di tutto questo è semplice: se la crisi del PDL potrà avere sviluppi anche dirompenti ma sempre sul piano strettamente politico (la spaccatura fra ex AN ed ex FI per esempio), quella della Lega metterà in libertà una massa considerevole di persone abituate a ragionare con la pancia, use a slogan violentemente semplificatori, alla ricerca di capi carismatici piuttosto che di leader strategici. La carica inquinante di questo elettorato è potenzialmente pericolosa, e la possibilità che trovi nuovi sbocchi anti-statali, reazionari, irrazionalistici, è forte.
    (Ho scritto ieri una nota sempre su questo tema: L’eversione capitanata dai rubagalline)

    L’eversione capitanata dai rubagalline

    Convenienze piccolo-borghesi e ipocrita ossequio al potente di turno ferito ma non ancora sconfitto fanno esprimere molti commentatori pubblici con cautele e distinzioni assolutamente indebite. Il “dramma umano” di Bossi distinto dalla sua responsabilità politica è un’assoluta finzione, è pura pavidità.

    La Lega ha rappresentato per vent’anni un cuneo eversivo nella democrazia italiana (le “camicie verdi”, le ronde, le pallottole sempre minacciate agli avversari…), un elemento di disgregazione (la secessione) di linguaggio volgare e violento sobillatore di illegalità (l’assurda protezione agli allevatori settentrionali fuorilegge, la disubbidienza fiscale…) e di egoismi, di furbizie elettorali (l’inciucio lo inventò e praticò per prima la Lega), di qualunquismi irresponsabili (le continue affermazioni di Calderoli contro l’Islam), di ricatti politici (l’ultimo governo Berlusconi ostaggio della Lega) e di inconsistenza culturale e politica (la loro fantasiosa e mai chiarita idea di federalismo…).

    Lasciamo stare la leggenda dei “bravi amministratori locali leghisti”; ne ho conosciuti molti anch’io e sì, mi sono sembrati bravi, ma non sono loro quelli che strillano in Padania per aizzare gli animi contro quella Roma ladrona in cui pascersi all’ombra dei palazzi del potere. La Lega di governo ha rappresentato un gravissimo vulnus alla democrazia italiana e ora che crolla sotto la volgarissima accusa di essere guidata da stupidi rubagalline dovremmo non fare tante distinzioni buoniste e politicamente corrette ma ricordarci cosa hanno fatto in vent’anni per mandare in malora il Paese.

    Poi l’analisi politica seria rifletterà su cosa significhi la crisi della Lega, su chi ne raccoglierà l’eredità e su come si riposizioneranno i suoi elettori, sull’eventuale nascita di una Lega nuova e sperabilmente diversa e sul ruolo di Maroni, ma senza dimenticare mai le responsabilità pesanti di Bossi e del suo cerchio magico.

    Meglio di “Un posto al sole”

    Quel che sta succedendo nella Lega è molto interessante.

    • Sotto un profilo politico si avvicina un drammatico cambio della guardia con inevitabile perdita di consensi (immagino contenuta) e riposizionamento strategico, forse con definitiva (per quanto qualcosa possa essere ‘definitivo’ nella politica italiana) chiusura dell’alleanza col PDL; per la Lega paga di più l’isolamento duro e puro che non il sostegno a uno stracotto Berlusconi, e tolte di mezzo le presunte amicizie personali Bossi-Berlusconi, entrambi in uscita di scena, meglio tornare ai “grandi valori padani”. Si starà all’opposizione a Roma ma in Padania - questo potrebbe essere il calcolo - si governerà;
    • sotto un profilo socio-antropologico è la fine del leghismo ruspante dei celoduristi, del Bossi in canottiera, di Miglio (Carneade…) grande statista, del tentativo di instaurare anche una ritualità pagana (le sacre acque del Po), del prima parlare e poi pensare e dello sdoganamento dei valori negativi (egoismo, razzismo, provincialismo) come fondatori di un’identità territoriale inesistente. Il nuovo che avanza (Maroni & Co.) sembrano meno ruspanti, più intelligenti, ma anche più cinici e spregiudicati. E’ la vittoria della “politica” sull’umoralità, e non so affatto dire se sia meglio o peggio.
    Intanto il PDL ha i suoi problemi interni esattamente come il PD, con due anime contrapposte sempre lì lì per dividersi. L’Italia dei Valori ha trovato una nicchia oppositiva e populista che non credo li porterà lontano, SEL non esiste al di là di Vendola e i gruppetti, movimenti, fondazioni e aggregati più o meno di base vanno moltiplicandosi.
    Non c’è che dire; l’attuale politica italiana è meglio di Un posto al sole!

    Caricando