Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Animali.
I miei amati dalmata, che non ci sono più, quand’erano cuccioli, vent’anni fa.
Dario Fo con la mia cucciola dalmata Asia (il gatto era lì per caso) poco più di vent’anni fa, quando il Premio Nobel era lucido e brillante.
I botti a fine anno. Un’usanza stupida, pericolosa, fastidiosa per i più e assolutamente terrorizzante per cani e gatti. Sicuri di volerli fare?
(L’immagine è tratta dal blog Metti un cane in paradiso, che include anche un commento. Consigli su come comportarsi col proprio cane anche in QUESTO articolo sul Corriere della Sera)
Animali.
Capinera.
Gigetto era una piccola capinera caduta dal nido. Raccolta e alimentata pian piano è sopravvissuta, cresciuta e svolazzava per casa (qui sul mio dito mentre leggo il giornale). Quando fu abbastanza grande l’aiutammo nell’esplorazione del giardino e dei dintorni finché, libera, volava e viveva con le altre capinere e veniva a salutarci quando la chiamavamo. Poi purtroppo un temporale tremendo l’ha portata via…
Leggete l’articolo di Margherita D’Amico sulla realtà della vivisezione in Italia. Orribile e allucinante, sia come numeri che come descrizione delle torture cui sono sottoposti gli animali sia come testimonianze della sostanziale scarsa utilità di questi “esperimenti” e dell’aggiramento delle leggi.
La vivisezione e gli esperti in genere condotto sugli animali sono di una crudeltà indicibile e spesso gratuita, scarsamente attendibili e di dubbia utilità ai fini della ricerca di soluzioni - per esempio - di farmaci per l’umanità. Chi si schiera con gli animali viene sovente descritto come “animalista” (dispregiativo), un po’ hippy, poco informato sulla necessità inderogabile, per quanto spiacevole, di queste pratiche. “Varrà ben più la vita umana - dicono i favorevoli - che quella di qualche randagio o di qualche topo!”.
Leggete l’articolo di Margherita D’Amico per scoprire come in tre anni si siano torturati a morte più di 2 milioni e mezzo di animali, ma soprattutto ragionate assieme a me su questo diritto dell’umanità rispetto all’animale. Questa idea dove nasce? Come si sviluppa? Perché l’uomo ha un potere, un diritto, sulla natura? Non datelo per scontato, spiegatemelo. L’idea è antichissima, la ritroviamo nei miti fondativi ebraico-cristiani come Uomo a immagine di Dio e la natura messa a sua disposizione perché Egli ne raccolga i frutti. E’ l’uomo il centro universale e divino del Creato; le piante sono lì per essere coltivate e gli animali per essere utilizzati (nella caccia, nel lavoro). Gli animali sono privi di anima, sono subalterni, sono cose - ancorché animate.
In altre culture distanti dalla nostra (in talune orientali per esempio) i miti fondativi sono diversi, il rapporto Uomo-Mondo appare più equilibrato e un normale maggior rispetto per la natura e per gli animali appare (appariva) sentire comune.
Al mito fondativo si aggiunga lo sviluppo tecnologico-mercantile della società Occidentale. “Tecnologico”, ovvero fondato sulla spasmodica ricerca di protesi umane; “mercantile”, ovvero governato sulla mercificazione di ogni cosa (persone incluse) e sulla ricerca del profitto. La combinazione finale è una perfetta miscela in cui si possono benissimo torturare animali intelligenti, e senza anestesia, per soddisfare sterili capricci accademici.
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