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    Diventare un popolo civile

    Sono appena tornato da un breve viaggio a Budapest; rassegnatevi, posterò commenti e foto a josa. Non ora però, perché mi prudono le mani sulle elezioni siciliane e - con qualche giorno di ritardo - voglio fare un’osservazione.

    Michele Serra sulla sua Amaca di qualche giorno fa, a proposito del massiccio astensionismo siciliano ha in pratica scritto che chi non vota poi non ha il diritto di lamentarsi del cattivo governo che subisce (nel caso di un cattivo governo, ovvio, ma in questo periodo in Italia non prendiamo neppur più in considerazione la possibilità di un buon governo). Lì per lì mi sono sentito d’accordo, ma solo lì per lì.

    Se non voto alle elezioni non posso poi lamentarmi; ma se vado a votare e - per ingenuità, disinformazione o inganno - voto dei mascalzoni? Mi posso lamentare? I bravi italiani che per quasi vent’anni hanno regalato al’Italia Berlusconi e La Russa, Cicchitto e Carfagna, Scajola e Santanché, loro avrebbero diritto di lamentarsi? Certo, puoi essere ingannato da chi credevi una brava persona, ma l’inganno vale la prima volta, non per vent’anni di seguito. Come dicono gli americani “First time shame on you, second time shame on me”! Rimangono quindi coloro che sì hanno votato, ma per coloro che non sono stati eletti, e che possono dire - senza prova - “se solo avessero vinto i miei…”.

    Il discorso di Serra questa volta non vale un fico secco. Il vero e unico problema è che i cittadini sono scoraggiati, sfiniti, depressi, demotivati, gabbati, insultati e derubati da una classe politica che in Italia dal 1861 fa strame di democrazia. In alcuni periodi di meno, con spinte riformiste interessanti e uomini al potere onesti e intelligenti, ma si è sempre trattato di parentesi. E di questo ladrocinio sistematico, dei farabutti al potere non è responsabile una potenza straniera nostra nemica; siamo solo noi italiani i nemici di noi stessi, perché siamo cresciuti generazione dopo generazione nell’idea che frodare il fisco fosse un dovere, parcheggiare in doppia fila una nostra legittima necessità, commettere un abuso edilizio una sciocchezza che fanno tutti e che verrà poi sanata… La tolleranza del malgoverno è servita agli italiani che sono vissuti alla sua ombra trovando i propri piccoli e sozzi interessi. Solo che adesso le cose sono cambiate. Adesso non siamo più un pittoresco e incomprensibile popolo del Mediterraneo che ha tanti bei monumenti ma peccato ci sia la mafia; oggi siamo irrevocabilmente intrecciati al resto del mondo, in particolare dell’Europa. Ci sono sempre più regole e sempre meno sovranità. Le risorse sono limitate. La competizione altissima. Occorre alla svelta un cambio antropologico negli italiani, e questo cambio non ha posto per l’astensionismo, per il berlusconismo, il leghismo, il grillismo e tutti gli sfascismi in cui gli italiani eccellono. Indubbiamente chi non vota non ha diritto di lamentarsi, ma più in generale nessun italiano ha questo diritto finché non saremo diventati un popolo moderno e civile.

    (1 Novembre 2012)

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    1. postato da bezzicante
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