Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Oggi ho parlato di diverse cose ma l’argomento centrale, su tutti i giornali, è l’ILVA di Taranto e i dati del Ministero della Sanità che testimoniano come certe forme di tumore a Taranto siano aumentate, raddoppiate, quadruplicate a causa delle polveri sottili emesse dall’impresa.
Non scrivo nulla di nuovo. Ripropongo solo due stralci da altrettanti post di due mesi fa, assolutamente validi oggi.
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La vicenda dell’Ilva di Taranto, coi drammi umani che trascina, testimonia la storica arroganza industriale, la patetica subalternità e fragilità della politica e la miopia del sindacato. Alla domanda di Bonelli [a una trasmissione su SKY] “dov’eravate voi quando migliaia di cittadini sfilavano chiedendo più salute?” il sindacalista di turno ha protestato “contro la provocazione” e ha evitato di rispondere.
Se tutti sono correi e chiamati in causa, se in forme e con responsabilità differenti tutti devono rispondere del disastro cittadino in un’epoca di gravissime difficoltà economiche, in un’area meridionale dove si troveranno pochissime alternative, il ruolo del sindacato mi sembra brillare per scarsa lungimiranza e mancanza di una visione d’insieme. Non oggi; da almeno vent’anni.
[…]
Quello che mi sembra chiaro è che non si guardano in faccia le responsabilità di decenni di silenzi e connivenze, di occhi chiusi, di quieto vivere, di consociativismo, di ricatti e compromessi sul lavoro e sulla salute. Che l’ILVA inquinasse non è subitanea e improvvisa consapevolezza di un magistrato e tutti i tarantini, non necessariamente ambientalisti, lo sanno da un bel po’. Criminali i padroni che hanno approfittato del ricatto sul lavoro? Probabile. Conniventi le amministrazioni locali che non potevano mettere in discussione il benessere e la pace sociale? Direi quasi certo. Complici i sindacati prigionieri dei loro stessi dogmi? Lo darei per scontato.
La miopia dell’uovo oggi, dei quattro soldi (o quattro posti di lavoro) sporchi maledetti e subito, del piccolo cabotaggio delle rendite di posizione, a Taranto è venuta a galla in maniera drammatica, come potrà venire a galla in numerosi altri stabilimenti italiani. Ma senza una visione più ampia della politica e del sindacato, saranno sempre i poveri diavoli a pagare.
(22 Ottobre 2012)
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