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    Angela Mauro sull’Huffington Post descrive lo scenario dei competitori alle prossime elezioni come formato da un Centro filo-montiano e una sinistra, con la totale mancanza della destra berlusconiana. 

    Che il PDL sia allo sfascio e che, comunque vada, non sia in grado di presentarsi decentemente alle elezioni dalle quali risulterà pesantemente sconfitta, è vero e sotto gli occhi di tutti. Che però ciò significhi che dalla competizione elettorale mancherebbe la destra mi sembra un errore di valutazione.

    Il “montismo”, che sia rappresentato da un futuro Monti-bis oppure da partiti dichiaratamente filo-montiani (Casini e la sua UDC), è la destra, e non il centro. Una destra liberale e moderna, europeista e rigorosa, seria e moderata. Non riuscire a leggerla come tale è una delle conseguenze funeste del berlusconismo, che ha letteralmente ucciso il pensiero liberale in Italia e ha sostituito, alla moderazione liberale, il populismo peronista sgangherato di Berlusconi. Berlusconi è un anti-liberale, un anti-democratico, un qualunquista eversivo che ha convinto una parte del Paese di essere il campione del liberalismo. Non è così. Monti, e chi si riconosce nella sua cosiddetta “agenda”, sono rappresentanti di quella che in tutto il mondo occidentale normale viene ritenuta essere la destra. Una destra non scandalosa; una destra attenta all’economia e al rigore finanziario.

    Se dovessi indicare un centro lo indicherei nei moderati del PD, da Renzi a una consistente fetta di progressisti che guardano e accolgono elementi forti di liberalismo “temperato”.

    Unico neo - non rilevato da Mauro - che rende ancora poco normale il quadro. Oggi i filo-montiani sono rappresentati per lo più dai cattolici dell’UDC. Al di là dei temi economici, il pensiero liberale è molto distante da quello cattolico-curiale di Casini. Ma siamo in Italia, e questa incrostazione ci ammorberà ancora a lungo…

    (7 Ottobre 2012)

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