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Il blog di Claudio Bezzi
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    Per Yoani

    So che mi farò dei nemici, perché sto per parlare male di Cuba, che è un mito intoccabile, subito dopo la mamma e la Juventus…

    Sapete tutti la notizia, è stata arrestata la blogger Yoani Sanchez, dissidente cubana. Non parlerò dell’arresto - onestamente la repressione a Cuba non fa particolarmente notizia di per sé - ma porgerò a chi vuole leggerla una piccola testimonianza.

    Sono stato a Cuba per lavoro per due mesi nel 2003. Lavoro vero, mi sono permesso tre giorni di vacanza in tutto. Dovevo valutare, con due altri colleghi, la qualità di un programma multilaterale di cooperazione. Due mesi fra la gente, con le istituzioni locali e centrali, in tutte le province di Cuba. Nelle aziende agricole, nelle scuole, negli ospedali. Ho parlato con dirigenti, medici, insegnanti e molta gente comune. Un’esperienza di vita forte e importante. Sono arrivato a Cuba con la revoluciòn nel cuore, il Che nello stomaco, i tropici negli occhi… Dopo dieci giorni mi pareva di vivere in un incubo e non vedevo l’ora di tornare a casa; solo da poco, a distanza di dieci anni, ho fatto la pace con quel popolo meraviglioso, ma non coi suoi disgraziati carcerieri.

    Una prostituzione dilagante e vergognosa sotto gli occhi di tutti; vecchi schifosi europei che insidiavano bambine; donne che letteralmente ti aggredivano per la strada se solo alzavi gli occhi dal marciapiede, e papponi con catenoni d’oro massiccio al collo.

    Medici specialisti (ottima la medicina cubana) che guadagnavano 20 dollari al mese e preferivano fare i camerieri nelle paladar (ristoranti familiari) perché con le mance degli stranieri guadagnavano molto di più e potevano garantire la carne ai loro figli.

    Poliziotti a ogni incrocio, un vero stato di polizia. In ragione della natura del mio lavoro, che aveva committenti istituzionali ed era temuto, abbiamo sopportato intimidazioni non di poco conto. Gli amici cubani mi hanno fatto racconti tremendi della situazione, che in parte ho potuto verificare anch’io. Non solo il dissenso è proibito ma, quel che è peggio, l’assenso è obbligatorio (Roland Barthes diceva “Fascismo è obbligare a dire”!).

    Quella cubana è una rivoluzione tradita. Fidel Castro compì una grande impresa e la sostenne per alcuni anni. Pochi. Sono note le ragioni storiche (di cui grandissima colpa ha la tradizionale ottusità americana) del suo essersi buttato nelle braccia sovietiche rimanendo poi, col crollo dell’URSS, col cerino in mano. Ma ciò non giustifica se non in minima parte l’oppressione del regime, la sua cecità verso le necessità del suo popolo, la sua pervicacia nel mantenere condizioni difficilissime.

    (5 Ottobre 2012)

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