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    Occorre una nuova architettura degli Enti locali

    Le Regioni - e ora anche le Province - sono agli onori della cronaca per ruberie, spese indecenti e altre simpatiche questioni; e torna con forza l’idea di una riforma complessiva. Occorre segnalare che questi enti non vanno riformati perché ci sono stati illeciti; vanno riformati perché - assieme - non sono funzionali e producono sprechi.

    Le Province sono enti residuali dell’architettura nazionale piemontese che già quarant’anni fa erano in cerca di un ruolo e mai l’hanno trovato. Hanno poche funzioni, a volte assegnate loro proprio per non farle morire d’inedia, che facilissimamente possono essere trasferite ai Comuni o alle Regioni senza particolari spese aggiuntive.

    Le Regioni hanno invece un ruolo importante. Forse troppo. Troppe competenze che l’architettura costituzionale recentemente modificata (la riforma del Titolo V tanto voluta dal centro-sinistra) ha reso elefantiache e in grado di contrastare politiche nazionali. Le Regioni servono, ma ne servono molte meno (fanno ridere Regioni come la Valle d’Aosta, l’Umbria e il Molise…), devono essere più snelle (sono diventate dei mostri organizzativi) e con funzioni più chiare e meglio integrate con quelle centrali. E parlando di Regioni: vanno totalmente aboliti gli Statuti Speciali (Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino, Friuli).

    Bisogna aggiungere che anche i Comuni in Italia sono troppi. Avere comunelli di poche centinaia di abitanti che pretendono l’affermazione di un’identità specifica attorno al loro piccolo campanile fa ridere. Sono solo sprechi senza particolari efficienze. Le Comunità Montane hanno un ruolo solo se sono effettivamente “montane” (per chi non se ne intende: ci sono CM sul mare, tanto per promuovere altri carrozzoni) e una metà possono facilmente essere abolite.

    Per fare tutto questo serve una riforma Costituzionale. Non può essere considerato un problema perché, quando la Carta la si è voluta piegare a questa o quella riforma lo si è fatto anche a colpi di maggioranza… Il vero problema non è la Costituzione: è la volontà politica. Già ora (come sempre) Regioni e Province stanno facendo scudo alla semplice discussione sul loro ruolo; gli interessi sono enormi, le rendite politiche indiscutibili. Questo è il vero nodo. Fare sfracelli per abolire un pugno di Province e per ridurre marginalmente il potere delle Regioni non serve a nulla. Occorre intervenire con intelligenza ma con fermezza. Ovviamente non può farlo il governo Monti e tocca al successore.

    (2 Ottobre 2012)

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