Trovo nel Blog di Beppe Grillo (un paio di volte a settimana mi vado a documentare, anche se poi mi tocca un rituale digiuno purificatore…) la pubblicità come “Lettura consigliata” del volume di Willer Bordon Manifesto per l’abolizione dei partiti politici.

Willer Bordon… ve lo ricordate? Se siete molto giovani no, non potete, allora con spirito di servizio ve lo ricordo io:
- classe 1949 (non proprio giovanissimo diciamo…);
- alla camera nel 1987 per il PCI, ma intanto era iscritto anche al Partito Radicale, due partiti all’epoca radicalmente opposti come idee, filosofia del mondo e strategia politica, ma Willie era stravagante già allora;
- nel 1993 esce dal partito (che nel frattempo non si chiamava più PCI ma PDS) per fondare, con Segni, Alleanza Democratica; ma nel 1996 il partitino gli si spappola e lui lo fa confluire nell’Unione Democratica, un altro accrocco fatto di ex democristiani, ex repubblicani, ex leghisti che dopo varie uscite ed entrate confluì poi nell’Ulivo di Prodi, nel cui primo governo Willie fu anche sottosegretario;
- 1998: partecipa alla fondazione dell’Italia dei Valori di Di Pietro;
- 1999: partecipa alla fondazione dei Democratici di Prodi e con loro finisce nella Margherita;
- 2007: lascia la Margherita, fonda una nuova Unione Democratica e stringe accordi con i Liberal Democratici di Dini;
- 2008: si dimette da senatore ma alle elezioni di quell’anno si candida con un suo movimento assieme ai Consumatori Uniti ottenendo lo 0,25%;
- oggi: è sul carro di Beppe Grillo.
E bravo Willie, che ha girato una quantità di partiti, gode di un cospicuo vitalizio, si è fatto sei legislature e non ha mai concluso nulla di rilevante politicamente. Scrivere un libro sull’abolizione dei partiti è quasi ovvio per lui, dato che se ne intende; finire la carriera politica nel Movimento 5 Stelle è un caso felice di nemesi storica apprezzabilissima.
(28 Settembre 2012)
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