Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Adriano Sofri ha scritto un’altra bella riflessione, intelligente e in parte condivisibile, questa volta sui fatti libici e l’uccisione dell’ambasciatore americano in seguito al vituperato filmaccio blasfemo. Ne avevo parlato anch’io ieri. La tesi di Sofri ridotta all’osso è questa: il film è un’assoluta porcheria, una vigliaccata irresponsabile (si trova facilmente in Rete ed è facile concordare); questo ha dato il pretesto per far scatenare i professionisti del jihadismo che hanno gioco facile a sollevare folle fanatiche. Se “nessun pretesto basta a giustificarle” - dice Sofri - è pur vero che “C’è un cartello all’ingresso del pianeta di oggi, che avvisa del pericolo d’incendio, e avverte di non giocare con le scintille.”
La tesi di Sofri è quindi che c’è una responsabilità maggiore nei provocatori che nei provocati; che occorre maggiore equilibrio negli occidentali per evitare bruciature di Corani (del famoso reverendo Terry Jones) o magliette antislamiche (del famoso inqualificabile leghista Calderoli, che sarebbero costate 14 morti come ricorda Sofri). La tesi assomiglia a quella secondo la quale non bisogna provocare i matti perché poi danno in escandescenze; non bisogna contraddire i bambini perché poi tengono il broncio; a ben vedere una tesi etnocentrica, nella sua apparente ragionevolezza. I musulmani producono “folle fanatizzate” (espressione di Sofri) e lì da quelle parti i “farabutti professionisti” sono pronti a strumentalizzarle. Quindi non bisognava fare e diffondere il filmaccio, il reverendo Jones dovrebbe essere “convinto” (anche con le cattive?) a smettere di bruciare il Corano e per quanto riguarda Calderoli abbiamo fiducia nelle prossime elezioni per farlo sparire. La ragionevolezza, lucidità, paterna comprensione dell’Occidente che capisce che con le folle fanatizzate islamiche è bene avere pazienza tanto non ci si può dialogare.
Può darsi.
C’è una domanda che però periodicamente attraversa i dibattiti politici in Occidente, ed è la domanda che riguarda il concetto di ‘libertà’. In Occidente tale concetto ha fra i suoi pilastri quello di ‘libertà di espressione’ che - con la separazione fra Stato e Chiesa consumatasi più di tre secoli fa - implica anche la possibilità di critica religiosa. Conosco dozzine di barzellette su Gesù che si dicono tranquillamente senza scatenare folle fanatizzate di cristiani; che poi siano di cattivo gusto è un’altra cosa. Su un piatto della bilancia c’è questa concezione di libertà, dall’altra ci sono le folle fanatizzate islamiche. Qual è il corretto comportamento? Quale dovrebbe essere per Sofri la conseguenza del suo ragionamento, forse una legge che punisca chi esprime critiche all’Islam (al buddismo sì, tanto loro sono pacifici e non se la prendono)?
Io concordo in pieno sul fatto che il film in questione sia stata un’operazione inqualificabile; condanno fermamente l’ottusa e violenta presunzione del reverendo Jones come di Calderoli: si tratta di comportamenti irresponsabili che gettano benzina sul fuoco sempre acceso del fanatismo religioso che attraversa buona parte (non tutto, certo, ma buona parte sì) dell’Islam. Ma detto ciò (con convinzione) resta centrale il fatto della violenza. Non è il pretesto a dover essere sezionato, analizzato e discusso (lunga l’analisi di Sofri per spiegare che il film ha poco valore artistico; perché, se fosse stato un capolavoro avremmo avuto un po’ più ragione?); è la reazione. E’ il fatto che esistano popolazioni in cui masse fanatiche si lasciano sobillare da farabutti e che in nome del loro Dio (in nome di Dio, questo sì che è scandaloso!) ammazzano persone innocenti.
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Considerazioni postume (15 Settembre) nel post Ancora sui disordini in Nord Africa e Medio Oriente.
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