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    No Cardinale, non credo negli oroscopi…

    Il card. Biffi ha scritto sull’Avvenire un pezzo dal titolo Fede, il vantaggio di essere credenti.

    Non è un brutto articolo, non è astioso verso i non credenti, cerca di fare dell’ironia simpatica ma, dalla sponda dei non credenti alla quale appartengo, mi pare di poter dire che manca completamente l’obiettivo.

    Essere credenti - a leggere il testo di Biffi - darebbe il vantaggio di sapere perché si mangia il panettone, poter bestemmiare e potersi lamentare col prete; sì, l’ho capito che si tratta di esemplificazioni di carattere - diciamo così - molto popolare e intenzionalmente “leggere” per preparare la parte finale del testo più compita e seria sul messaggio di Dio, ma non va bene lo stesso. Come l’ateo superficiale e sciocco può buttare in barzelletta la credenza religiosa e la fede di milioni di individui, così Biffi appare abbastanza superficiale nella macchietta che fa dell’ateo a cui non viene riconosciuto alcuno spessore etico e che viene sbrigativamente schiacciato nella categoria dei generici e sprovveduti “creduloni” (avanzando Biffi l’ennesima tipologia fondata sulla dicotomia “credenti” - quelli buoni che hanno la fede - e “creduloni” - tutti gli altri ingenui e fuorviati).

    A titolo assolutamente personale quindi replico al cardinale:

    1. sono abbastanza acculturato per sapere perché si mangia il panettone a Natale e so bene cosa possa avere significato l’anno 2000; i riferimenti a Gesù mi sono noti, non vivo in una crassa ignoranza ma ugualmente ritengo di non appartenere alla schiera onorevole dei cristiani;
    2. pur non essendo un “credente” non sono un credulone: non credo - e riprendo dall’elenco di Biffi - agli oroscopi né agli Ufo né alla metempsicosi, non faccio gesti scaramantici e - glie l’assicuro - non “credo” nella pubblicità;
    3. per quanto riguarda la ricerca di qualcuno con cui prendermela dei guai della vita non rimango frustrato - come lui crede - non avendo un Dio o un prete con cui lagnarmi (argomentazione davvero buffa, questa) e cerco di individuare le cause del disagio, cosa non poi tanto difficile, e concentrare le mie eventuali proteste su tali cause;
    4. sulla parte finale del testo di Biffi taccio. Lui parla di Dio citando le Scritture, ma qui evidentemente non esiste dialogo fra noi. Credere in Dio perché così è scritto nella Bibbia, che è il libro ispirato da Dio, è un ragionamento circolare che può essere accettato, appunto, solo da chi ha la fede, e risulta vuoto e inutile per chi non ce l’ha. 

    Morale finale: l’articolo non aiuta me - uomo senza fede, o con poca fede, o con una diversa fede (chissà?) - a fare un passo avanti verso Biffi, la sua Chiesa e la sua religione, e potrà piacere solo a chi già aderisce completamente a quel sistema culturale e a chi condivide completamente quel linguaggio.

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