Il blog di Claudio Bezzi
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Il card. Biffi ha scritto sull’Avvenire un pezzo dal titolo Fede, il vantaggio di essere credenti.
Non è un brutto articolo, non è astioso verso i non credenti, cerca di fare dell’ironia simpatica ma, dalla sponda dei non credenti alla quale appartengo, mi pare di poter dire che manca completamente l’obiettivo.
Essere credenti - a leggere il testo di Biffi - darebbe il vantaggio di sapere perché si mangia il panettone, poter bestemmiare e potersi lamentare col prete; sì, l’ho capito che si tratta di esemplificazioni di carattere - diciamo così - molto popolare e intenzionalmente “leggere” per preparare la parte finale del testo più compita e seria sul messaggio di Dio, ma non va bene lo stesso. Come l’ateo superficiale e sciocco può buttare in barzelletta la credenza religiosa e la fede di milioni di individui, così Biffi appare abbastanza superficiale nella macchietta che fa dell’ateo a cui non viene riconosciuto alcuno spessore etico e che viene sbrigativamente schiacciato nella categoria dei generici e sprovveduti “creduloni” (avanzando Biffi l’ennesima tipologia fondata sulla dicotomia “credenti” - quelli buoni che hanno la fede - e “creduloni” - tutti gli altri ingenui e fuorviati).
A titolo assolutamente personale quindi replico al cardinale:
Morale finale: l’articolo non aiuta me - uomo senza fede, o con poca fede, o con una diversa fede (chissà?) - a fare un passo avanti verso Biffi, la sua Chiesa e la sua religione, e potrà piacere solo a chi già aderisce completamente a quel sistema culturale e a chi condivide completamente quel linguaggio.
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