Parolechiave

Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.

Cerca

Pagine speciali:

Ultimi scatti Instagram

    Di più - Instagram

    Trovami anche su...

    Il territorio divorato

    Il mercato immobiliare è in crisi. Secondo il Centro Studi Confindustria negli ultimi quattro anni è calato del 20%. Le cause indicate sono ovviamente la crisi e la scarsa disponibilità di spesa delle famiglie italiane (leggo dai quotidiani poiché il rapporto completo è ad accesso riservato, probabilmente il rapporto confindustriale è più completo).

    Indubbiamente ci sono pochi soldi e l’acquisto della casa viene rimandato, ma mi pare ci siano altre considerazioni da fare:

    1. dal 1950 ad oggi abbiamo consumati 250 MILA ettari l’anno per costruzioni; praticamente un’area grande come tutto il Nord Italia (fonte: Stop al consumo di territorio);
    2. una quantità enorme di case risulta invenduta; i dati sono curiosamente assai differenti da fonte a fonte, anzi: enormemente differenti se oscillano fra 120/130.000 e due milioni di vani. Ad ogni buon conto il dato riportato dall’Indagine conoscitiva sul mercato immobiliare dell’VIII Commissione della Camera nel maggio 2010 indicava due milioni; la FIAIP (la federazione degli immobiliaristi, anche loro ne sapranno qualcosa) indica 1,2 milioni. Parliamo comunque di cifre enormi;
    3. infine: il 74% degli italiani vive già in una casa di proprietà.

    La morale è presto fatta: il settore costruzioni ha marciato per anni - e malgrado la crisi e seppure a rilento continua a marciare tuttora - per ragioni speculative degli imprenditori edili e per la scarsa lungimiranza delle amministrazioni locali che continuano a dare concessioni anche nella più totale evidenza della non necessità di nuove case, per raccattare qualche soldo maledetto e subito e fare un po’ di cassa.

    Senza un orientamento differente, senza un nuovo modello di sviluppo, senza una riflessione alternativa (non poi così difficile!) sul territorio, ci troveremo prestissimo con una nuova gigantesca crisi (una bella bolla che scoppierà, come tutte le bolle) e un territorio devastato laddove può, potrebbe, avrebbe potuto essere fattore di sviluppo.

    I commenti alimentati da Disqus

    Caricando