Qualche giorno fa De Magistris, sindaco di Napoli, ha fatto una dichiarazione a favore dell’istituzione di una zona “a luci rosse” nella sua città dove praticare la prostituzione in forma controllata. Apriti cielo! Ci sono stati interventi censori senza appello e io mi sono lasciato sfuggire questa chicca. Rimedio ora.
- La prostituzione in Italia non è un reato. Lo è lo sfruttamento e l’adescamento, e in particolare il primo ha condotto all’abolizione delle cosiddette “case chiuse” (Legge Merlin del 1958). Questa legge ha accontentato i moralisti, gettato per la strada le prostitute e affidata la loro custodia alla delinquenza organizzata;
- in anni recenti sono state proposte varie leggi di orientamento opposto per limitare ulteriormente oppure per liberalizzare la prostituzione, ma di fatto siamo ancora fermi alla legge Merlin che soffre con tutte evidenza dell’età rispetto ai cambiamenti sociali e culturali (e morali) degli ultimo mezzo secolo;
- la prostituzione da strada è ormai praticata da straniere (Nigeria un terzo; Est Europa il 50%); sono fra le 30 e le 40.000 donne che per l’80% non sapeva di venire in Italia per fare la prostituta e spesso vi è stata costretta con la violenza (fonte: gruppo Abele);
- la lettura sui clienti è più difficile (sia per la possibile rilevazione e la sua attendibilità sia per la diversità territoriale ed etnica del fenomeno con grandi differenze interne). Non vado lontanissimo dal vero stimando (sulla base di dati Abele) in circa 30-40 clienti settimanali ciascuna prostituta. Il calcolo è presto fatto e il totale (provvisorio, ipotetico) indica 1.225.000 “prestazioni sessuali” settimanali consumate in Italia;
- per chi volesse una cornice storica, sociologica e antropologica al fenomeno prostituzione ci sono intere biblioteche, a iniziare dalla Bibbia. La presenza nel tempo e nel Globo della prostituzione, sia chiaro, non legittima nessun comportamento in sé, ma se c’è sempre stata la prostituzione dovremmo riflettere sulle cause profonde, ultime, che implica riflessioni anche sulla sfera psicodinamica individuale. Non mi sogno di farne alcun accenno qui.
Ciò brevemente accennato (ma molti più dati, particolareggiati e affidabili, potrete trovare da voi su Internet) vorrei fare una conclusioncina politica. Delle due una:
- La prostituzione è male. E’ una piaga sociale, schiavizza e comunque umilia la donna; il protettore che la sfrutta è una canaglia indegna e il cliente un poveraccio le cui debolezze e perversioni vanno curate. Se è così probabilmente è facile fornire argomentazioni, organizzare una campagna internazionale in materia e legiferare in maniera definitiva contro il fenomeno; garantendo, ovviamente, un capillare controllo del territorio per imporre il rispetto della legge;
- la prostituzione in sé non è un male; ciò che è male è lo sfruttamento mafioso, la costrizione della donna (o di chi si prostituisce) e la sua umiliazione. Abolendo sfruttamento e violenza e lasciando gli individui liberi (ma veramente liberi) di scegliere cosa fare del proprio corpo, cadrebbero illegalità e malattia e la prostituzione sarebbe un’attività regolamentata e tutelata.
Queste le due alternative (con parecchie differenziazioni interne, certo). Di fronte ad esse avete a vostra volta due possibili reazioni: i) giudicate in base a pregiudizi, alla morale corrente, all’ipocrisia bigotta; oppure: ii) vi informate, valutate il fenomeno, cercate la situazione socialmente migliore, quella che garantisce le donne e i loro clienti e spezza un importante fonte di finanziamento per le cosche.