Picchia per strada la moglie ventenne, incinta, perché si è tolta il velo islamico a causa del caldo. Certo, la violenza sulle donne ha molteplici aspetti, prescinde dalle religioni e in Italia è un fenomeno in inquietante crescita, ma vogliamo cominciare a dire qualcosa contro questi soprusi mascherati da religione o da tradizione mal concepita?
- il velo non è un precetto religioso! Può al massimo essere considerato una “tradizione” dei Paesi islamici (cliccate QUI per saperne di più);
- come tradizione ha connotati di maschilismo, di violenza e di imposizione che le culture occidentali considerano intollerabili; indubbiamente molte donne dichiarano di volere indossare il velo come segno culturale distintivo, ma tra un tollerabile chador o hejab che lasciano scoperto l’ovale del viso e il burqa integrale ci sono molte differenze e, onestamente, la tolleranza verso le diversità culturali deve trovare mediazioni da entrambe le parti;
- ci sono poi tradizioni occidentali, leggi e sensibilità che i cittadini e le cittadine straniere devono accettare, se non altro considerando che se andate in Arabia Saudita dovete fare il ramadan anche se siete cristiani. Ma poi, qual è il concetto di “tradizione culturale”? Quali ne sono i confini? L’infibulazione è una tradizione in certe culture, ma in Occidente è considerata atroce e viene proibita e perseguita;
- altre nazioni come la Francia sono state particolarmente severe verso il velo islamico, non senza polemiche; almeno vogliamo discuterne?
- Infine: quello cui si assiste è l’aumento del fenomeno di giovani donne musulmane picchiate e a volte uccise per non avere aderito adeguatamente alla “tradizione” imposta da padri-padroni e da mariti-padroni. Una chiarificazione anche legislativa aiuterebbe queste giovani a trovare una più felice integrazione nel nostro Paese, senza la minaccia di “tradizioni” medioevali.