Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Mi sembra intelligente l’intervista di Monti allo Spiegel per come riassunta da Repubblica.
Parlare apertamente delle reciproche crescenti diffidenze fra Italia e Germania - coi toni pacati di Monti - può essere utile per un reciproco avanzamento nella conoscenza e un’auspicabile cambiamento dei comportamenti (più serietà e rigore per gli italiani, più flessibilità e indulgenza per i tedeschi).
Il discorso mi ha fatto tornare in mente la teoria sulla cosiddetta “punteggiatura” nella comunicazione patologica, elaborata da Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson (non la posso riassumere, ma qui trovate una discreta trattazione). Sostanzialmente - e applicata non già alle persone ma alle relazioni fra popoli - la “punteggiatura” fa sì che non ci sia un banale stimolo-risposta, ma un’infinita reiterazione che si perde nel tempo: io reagisco al tuo comportamento, tu reagisci alla mia reazione, allora io reagisco alla tua… e così via finché non è più possibile capire “chi ha iniziato”. Nessuno ha iniziato, nessuno “ha la colpa”, ed entrambi pensano sia colpa dell’altro e reagiscono. L’infinito conflitto israelo-palestinese può essere letto in questo modo; le relazioni cino-giapponesi; le diffidenze cristiano-islamiche. E anche - chiudo il discorso iniziale - i rapporti fra Nord e Sud Europa: un Nord rigoroso, calvinista, genitoriale contro un Sud troppo allegro, cattolico (sì, le differenze religiose, col loro portato valoriale, hanno un bel peso nella vicenda), inaffidabile.
Siamo al punto in cui noi iniziamo a dire “abbiamo fatto come volevate voi, cosa pretendete di più?”, mentre loro dicono “Bravi, continuate senza lamentarvi!”. Ecco, se questa “punteggiatura” non viene interrotta, il divario fra Nord e Sud, fra tedeschi e italiani, si allargherà creando la precondizione per il fallimento dell’Europa.
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