Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Si apre a Mosca il processo a tre componenti della punk band Pussy Riot che alcuni mesi fa, all’interno della cattedrale di Cristo Salvatore, hanno messo in scena una performance contro il presidente Putin. In carcere da cinque mesi rischiano fino a sette anni di galera e la condanna appare abbastanza probabile visto che è fortemente voluta dal despota Putin e dal santo patriarca ortodosso Kyrill che, con spirito cristiano, ha affermato che il comportamento delle Pussy Riot è stato gravemente sacrilego e non ha speso una sola parola di perdono. A nulla sono valse, al momento, le dichiarazioni e gli appelli di molteplici personalità russe e internazionali.
Le Pussy Riot sono fregate. Quando il potere autoritario, cieco, violento e potentemente intrecciato a furiosi poteri economici si coniuga con quello religioso (in Russia tradizionalmente schierato col potere) non c’è giustizia né verità, non c’è spazio per la clemenza né per il perdono, non c’è senso della misura né commisurazione della pena al delitto (che in questo caso non esiste). La Russia del grande amico Putin è una galera a cielo aperto ma, perbacco!, pensiamo alla bilancia commerciale e al gas necessario per scaldarci il prossimo Inverno!
(Per tenersi aggiornati: Free Pussy Riot web site)
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