Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Molto probabilmente non conoscete un vecchio gioco da tavolo (board game) chiamato Diplomacy. E’ un grande classico dei giochi da tavolo, uno di quelli d’élite, mica robetta come Risiko e comunque quasi scomparso, ucciso come gli altri dai computer game.
Sì, parlerò di politica e finanza, ma devo incominciare da Diplomacy, abbiate pazienza.
Anche se le regole più dettagliate le trovate al link precedente, in sostanza Diplomacy è un gioco di guerra con queste caratteristiche:
Tutto qui. Si negozia, si scrivono le mosse fidando sugli elementi diplomatici pattuiti, si rivelano le mosse… e si vedono le sorprese! Ottimo per ragionare sulla teoria dei giochi, sulle dinamiche di gruppo e le leadership e su un sacco di altre cose. A Perugia moltissimi anni fa avevamo raggiunto una tale eccellenza che non l’abbiamo più potuto giocare, ci saremmo scannati realmente!
Ecco, Diplomacy è una grande metafora del gioco della politica e della finanza oggi. Prendete la politica: Berlusconi si candida; no non è vero; sì che è vero… Bersani corteggia Casini, la foto di Vasto, Vendola non ci sta… Monti ci sta rovinando; Fornero al cimitero; sì ma il prossimo governo sarà un Monti-bis… Napolitano ci pensa; meno male che c’era lui; accidenti a lui!
Ogni giorno si dicono migliaia di cose (punto 3 dell’elenco sopra) alcune vere e moltissime false nelle loro varie gradazioni (erano vere quasi in tutto ma non in un dettaglio rilevante; era quasi tutto falso ma una verità l’hanno lasciata intendere…); in questa cacofonia è impossibile capire qualcosa e, ovviamente, quasi tutto suona un po’ falso e un po’ sospetto, ma alla fine tutti possono dire “l’avevo sempre detto!”. Nei fatti il mondo procede mosso da forze e spinte che solo in minima parte sono frutto dei calcoli razionali di Berlusconi, di Bersani o della Merkel. Innumerevoli spinte non viste, legioni di pressioni solo in parte intuibili, coagularsi di dozzine di circostanze in parte casuali solo a malapena percepite.
L’inerzia complessiva del sistema è mossa altrove, e chi si muove NEL flusso poco può fare, ancorché blaterare e far riempire inutili pagine di giornale. Occorre uscire dal flusso. Vedere le cose a distanza. Provare a deviare il flusso da fuori. I nostri politici non lo capiranno mai.
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