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Il blog di Claudio Bezzi
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    Diplomacy

    Molto probabilmente non conoscete un vecchio gioco da tavolo (board game) chiamato Diplomacy. E’ un grande classico dei giochi da tavolo, uno di quelli d’élite, mica robetta come Risiko e comunque quasi scomparso, ucciso come gli altri dai computer game.

    Sì, parlerò di politica e finanza, ma devo incominciare da Diplomacy, abbiate pazienza.

    Anche se le regole più dettagliate le trovate al link precedente, in sostanza Diplomacy è un gioco di guerra con queste caratteristiche:

    1. tutti i giocatori muovono le loro armate e flotte - deputate alla conquista delle nazioni limitrofe - contemporaneamente; i giocatori scrivono le mosse, e tutti assieme le rivelano e sono ovviamente vincolanti;
    2. da soli è impossibile vincere; il meccanismo di battaglia in sé è di una semplicità unica, ma senza il supporto militare di giocatori terzi non si riuscirà a sopraffare il nemico; le alleanze, quindi, sono fondamentali;
    3. fra un turno e l’altro c’è una fase diplomatica dove i giocatori interagiscono, anche appartandosi, per stipulare alleanze e pianificare il turno di battaglia (quello del punto 1). In questa fase ognuno promette quello che vuole, minaccia, blandisce, dice ma senza vincoli; ogni promessa solenne nella fase diplomatica può rivelarsi un nefasto tradimento nella fase bellica.

    Tutto qui. Si negozia, si scrivono le mosse fidando sugli elementi diplomatici pattuiti, si rivelano le mosse… e si vedono le sorprese! Ottimo per ragionare sulla teoria dei giochi, sulle dinamiche di gruppo e le leadership e su un sacco di altre cose. A Perugia moltissimi anni fa avevamo raggiunto una tale eccellenza che non l’abbiamo più potuto giocare, ci saremmo scannati realmente!

    Ecco, Diplomacy è una grande metafora del gioco della politica e della finanza oggi. Prendete la politica: Berlusconi si candida; no non è vero; sì che è vero… Bersani corteggia Casini, la foto di Vasto, Vendola non ci sta… Monti ci sta rovinando; Fornero al cimitero; sì ma il prossimo governo sarà un Monti-bis… Napolitano ci pensa; meno male che c’era lui; accidenti a lui!

    Ogni giorno si dicono migliaia di cose (punto 3 dell’elenco sopra) alcune vere e moltissime false nelle loro varie gradazioni (erano vere quasi in tutto ma non in un dettaglio rilevante; era quasi tutto falso ma una verità l’hanno lasciata intendere…); in questa cacofonia è impossibile capire qualcosa e, ovviamente, quasi tutto suona un po’ falso e un po’ sospetto, ma alla fine tutti possono dire “l’avevo sempre detto!”. Nei fatti il mondo procede mosso da forze e spinte che solo in minima parte sono frutto dei calcoli razionali di Berlusconi, di Bersani o della Merkel. Innumerevoli spinte non viste, legioni di pressioni solo in parte intuibili, coagularsi di dozzine di circostanze in parte casuali solo a malapena percepite.

    L’inerzia complessiva del sistema è mossa altrove, e chi si muove NEL flusso poco può fare, ancorché blaterare e far riempire inutili pagine di giornale. Occorre uscire dal flusso. Vedere le cose a distanza. Provare a deviare il flusso da fuori. I nostri politici non lo capiranno mai.

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