Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Avete sentito la notizia della truffa dei falsi prosciutti Dop, fatti con maiali nutriti di scarti, di schifezze ma spacciati come autentici San Daniele e Parma? Per il miserabile valore di 300.000 Euro, che sembrano tanti a me e a voi ma sono una cifra ridicola a livello industriale.
Questi falsi prosciutti Dop non vengono dalla Cina, o da Napoli, ma da Mantova, ovvero da una delle zone del prosciutto Dop italiano. Quel produttore truffaldino, che avrà certamente prodotto per anni prosciutti autentici, ha deciso di guadagnare qualcosa in più dando scarti immondi alle sue bestie, e inserendo il prodotto nello stesso circuito d’eccellenza in cui già operava.
Quel criminale ha imbrogliato i consumatori ma ha, soprattutto, inquinato la credibilità dell’ambiente. Un po’ come se Valentino, per guadagnare qualcosa di più, subappaltasse la creazione dei nuovi modelli a un dilettante utilizzando tessuti scadenti, apponendo poi il suo prestigioso marchio.
Contraffare le nostre stesse eccellenze per lucrare qualche soldo in più qualifica in maniera peggiore che “mascalzone” l’autore del gesto, lo qualifica come “mascalzone idiota”, come “mascalzone traditore della collettività”, come “mascalzone immorale-non-ti-vogliamo-più-vedere-fra-noi”. Cosa diavolo andiamo blaterando sull’eccellenza italiana, sull’inimitabilità del nostro genio, del nostro gusto, del nostro stile se praticamente ci sabotiamo da soli? Già facciamo cadere a pezzi Pompei (ed è stato facile prendersela coll’ex ministro Bondi), oggi facciamo strame dei prosciutti, domani saboteremo la Ferrari. Ma sì! Se possiamo grattare qualche soldo in più, sporco, maledetto e subito, chi se ne frega del marchio, chi se ne importa dell’eccellenza, fanculo al made in Italy!
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