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    Il fallimento della Sicilia “speciale”

    Rischio di bancarotta per la Regione Sicilia e pressione sul suo Presidente Lombardo affinché si dimetta.

    Ma il problema non è di Lombardo, ovvero: è il suo e di una lunga serie di Presidenti, di Giunte, di Consiglieri tutti e - perché non dirlo - di una certa parte di cosiddetta società civile coinvolta, complice se non correa del sacco supermiliardario di una Regione altrimenti ricca.

    A mio avviso nel complicato intreccio di colpe e ragioni, di destino cinico e baro e di furbizie levantine, di antico colonialismo piemontese e di novello servaggio autoctono, in tutto questo inestricabile guazzabuglio che è la Sicilia politica, una cosa mi appare chiara: che tutto si compie all’ombra di quell’autonomismo che ha consentito una straordinaria maggiore libertà di spesa senza controllo, di autoregolazione senza rendicontazione.

    Le Regioni a Statuto speciale hanno avuto ragioni differenti ma analoghe, e riflettono condizioni di incertezza e di sostanziale debolezza dello Stato all’indomani della guerra. In Sicilia il movimento autonomista fu fortissimo e anche violento e anche inquinato da elementi mafiosi. Per la Sardegna ci fu il problema dei “risarcimenti” di guerra reclamati anche qui nell’ambito di un progetto autonomista sempre caro a una parte dei sardi. Per il Friuli la ferita delle zone A e B contese con l’ex Jugoslavia e l’arretratezza complessiva dell’area. Per il Trentino le differenti ferite del ventennio fascista e la necessità di garantire pacifica convivenza fra minoranze linguistiche come, analogamente, per la Valle d’Aosta.

    Situazioni successive alla seconda guerra mondiale, situazioni di quasi settant’anni fa diversamente vissute, utilizzate e sfruttate dalle cinque regioni italiane “speciali”. Ha senso oggi? La Jugoslavia non esiste più, né si può continuare a invocare una qualche riparazione per danni bellici. Se la convivenza linguistica non si è assicurata oggi vuol dire che gli strumenti sono altri. E come la maggioranza della società civile italiana si è schierata contro le pretese autonomistiche di un’ipotetica Padania, così non mi sembrano più attuali - ammesso lo siano mai state - le pretese autonomistiche siciliane o sarde.

    Alcune Regioni hanno saputo utilizzare bene tale autonomia (regioni piccole, regioni “sabaude”…), ma non sembra sia il caso della Sicilia che vede ora Lombardo imputato, ultimo di una serie di responsabili dello spreco di risorse collettive di entità inimmaginabile. Nessuno avrà il coraggio di invertire questa rotta iniziando con l’abolizione (costituzionale) dello statuto speciale e dei suoi immeritati privilegi.

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