Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Lo schema è sempre quello:
Dopo l‘“Italia deve uscire dall’Euro” dell’altroieri il Cavaliere ha prima spiegato essere stata, la sua, solo una battuta (una delle innumerevoli di cui si è perso il conto in questo ventennio) per poi insistere ieri che “E’ la Germania che dovrebbe uscire dall’Euro”.
Non sprecherò una parola per argomentare l’assurdità di ipotesi di questo genere, la loro impraticabilità, le conseguenze disastrose per tutti. Vorrei invece soffermarmi sul problema della comunicazione politica di quest’uomo e di gran parte dei suoi imitatori (di destra e di sinistra).
Se un personaggio pubblico, uno importante, un politico di primissimo piano che ha riempito gli schermi per molti anni spara una qualunque sciocchezza, viene creduto da milioni di persone. Non solo poveri mentecatti, alienati, minus, illetterati… Il mondo non è fatto di intellettuali che spendono la prima metà della loro giornata informandosi, leggendo quattro quotidiani, accendendo Twitter, sfogliando le riviste straniere on line, bensì di persone che pur avendo semmai un titolo di studio medio-alto non hanno alcuna abitudine alla lettura, all’analisi, all’argomentazione; non leggono nulla; sono presi dalla mattina alla sera da problemi personali; non viaggiano; non conoscono il mondo.
Come scrive Huxley nel Mondo nuovo:
Non i filosofi, ma i taglialegna e i collezionisti di francobolli compongono l’ossatura della società.
La proclamazione della possibilità dell’uscita dall’Euro diventa quindi, per milioni di persone, una seria possibilità; il fatto che sia detta con sicumera da un uomo di cui i più ignorano colpe e responsabilità, diventa una proposta, qualcosa che si può fare semplicemente firmando da qualche parte su un foglio di carta, e quindi perché no? Chi è che si ostina a farci fare sacrifici quando basterebbe dire “basta”?
Oggi è la stupidaggine dell’uscita dall’Euro, domani potrebbe essere la necessità di mettere le nostre guardacoste a bombardare i barconi di immigrati che cercano di raggiungere le nostre coste (sarebbe “solo una battuta”) oppure la necessità di abolire la magistratura asservita alle sinistre (sarebbe certo “stato equivocato”). Ripetere, poi ripetere, poi ripetere la stessa bugia, la stessa mistificazione, la stessa provocazione, per giorni e per settimane, farla filtrare sapientemente dagli abominevoli programmi televisivi che spacciano per denuncia sociale il pensiero omologato e per talk show la sottile propaganda, ed ecco che vasti settori di popolazione la farebbero loro.
E’ compito di tutti arginare questa deriva. E’ compito di chi - a destra come a sinistra, colto o semplicemente attento - usa la propria testa, confronta le informazioni e mai, dico MAI - si lascia trascinare da slogan e scorciatoie argomentative. Oggi il pericolo dell’omologazione ipersemplificatoria può costituire un vulnus tremendo per la democrazia, proprio per il fatto che in un mondo complesso è difficilissimo distinguere la verità. Non bisogna mai chiudere gli occhi della mente, mai addormentarsi di fronte alla semplificazione retorica.
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