Il blog di Claudio Bezzi
che parla di diritti, laicità, politica, letteratura. E di un cane.
Di tutti i Tweet che ho letto ieri sera, in diretta da piazza Tahrir dove migliaia manifestavano per il grave stallo democratico, uno mi ha colpito più degli altri, di Yahia Lababidi: Now our sacrifices have been turned into a struggle between two kinds of fascism.
Mi sembra che esprima con grande semplicità il bivio di fronte all’Egitto ma, più in generale, di fronte al Nord Africa e al Medio Oriente: da un lato il fascismo in punta di fucile dei militari, dall’altro quello in punta di Corano degli islamisti. Da un lato il regime oppressivo che intende garantire sì la laicità e l’alleanza con l’Occidente, al prezzo della repressione del dissenso e in particolare dell’islamismo. Dall’altro il regime oppressivo dell’islamismo che farebbe della religione una prigione, soffocherebbe ogni pretesa laica, imporrebbe il velo alle donne (e da piazza Tahir sono arrivato tweet preoccupati di donne egiziane). Quale la differenza fra i due? Che la dittatura militare porta alla violenza, all’insurrezione, alla guerra civile: il modello Siria è vergognosamente testimone di questa deriva cui l’Occidente sembra incapace di reagire. La dittatura religiosa porta a una violenza più sottile e pervasiva, all’obnubilamento delle menti, alla paura: il modello Iran. La dittatura militare resta isolata nel mondo; quella religiosa contagia i vicini, come vediamo dalla sua penetrazione in Centrafrica.
Difficile fare il tifo per una o per l’altra soluzione. In Egitto sta per consumarsi una tragedia che - nel caso della vittoria finale del Fratelli musulmani - destabilizzerà comunque tutto lo scacchiere locale dove, non scordiamocelo, c’è la ferita aperta del conflitto israelo-palestinese.
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