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    Quel che Grillo non sa dire

    Ho ascoltato recentemente un esperto di flussi elettorali che descriveva come il grande successo del Movimento 5 Stelle di Grillo derivasse in gran parte da voti IdV e Lega, ovvero voti transfughi da partiti “di protesta” (sia pure in forme diverse). Che il M5S sia un movimento di protesta contro il penoso spettacolo della politica italiana non devo dirlo io. C’è comunque un trucco facile facile per capire se un movimento (o partito) sia intrinsecamente “politico” oppure “di protesta”: il linguaggio complessivo che usa. La Lega e il suo “celodurismo”, la bandiera italiana “nel cesso”, “Roma Ladrona”, “i fucili della Padania pronti a sparare” ha più volte sfiorato l’eversione e tradizionalmente passato ogni idea di buon gusto. IdV (ma, sostanzialmente: Di Pietro) usa parole e slogan altrettanto forti anche se contenuti in un ambito lessicale più ristretto, ma la dialogica dipietrista, sempre sulle soglie della sincope lessicale, non è da meno.

    Grillo (perché non c’è alcun M5S al di là di Grillo) usa sostanzialmente la volgarità (ricordate il “Vaffanculo Day”?), l’insulto pesante agli avversari (lo “psiconano”) e le accuse devastanti come questa di ieri delle coop che comprano i voti a favore del PD. Ora: che le coop siano potenti collettori economici ed elettorali per questo partito è noto sin dai tempi remoti in cui si chiamava ancora PCI, e quindi c’è la possibilità che quanto affermato da Grillo sia vero, ma a me disturba ugualmente.

    Grillo è destinato a crollare miseramente come altri prima di lui perché non ha alcuna idea politica. Lui lo sa e lo dice chiaramente (“Questo non è un movimento politico ma culturale”). Supponiamo che io sia arcistufo del sistema politico attuale e voglia dare una lezione ai partiti arroganti di destra e sinistra con un voto, appunto, di protesta, un voto nuovo a favore di un movimento con alcune idee che comunque mi piacciono (acqua pubblica, banda larga, via i corrotti…). Bene: supponiamo che col mio voto e quello di milioni di altri bravi italiani il M5S arrivi al parlamento con posizioni di forza capaci di condizionare il governo futuro. Cosa succederà? Boh? Chi lo sa? Qual è la posizione del M5S sull’Afghanistan? E la soluzione che propone sugli esodati? Quali interventi a favore della ripresa economica? E sull’Euro? Su quest’ultimo tema ho sentito Grillo dire “L’Italia deve uscire dall’Euro”; è questa la posizione ufficiale? Mi fa tremare! Grillo ha un’idea un po’ men che vaga di cosa ciò implichi? Della sua effettiva possibilità? Delle conseguenze? Secondo me ha detto “Uscire dall’Euro” come poteva dire “Vaffanculo Berlusconi”; l’ha detto così, perché fa sensazione, perché è una frase ad effetto…

    Ecco, è questo che mi terrorizza di Grillo: non mi importa un fico secco se prima faceva il comico, posso tollerare un linguaggio un po’ sopra le righe, e diversi punti del suo programma sono sacrosanti e sottoscrivibili in pieno. Ma sono “punti”, sono elementi sparsi che non fanno un programma politico; e si rivolge a giovani che non hanno l’abitudine a un pensiero politico complessivo ma solo a linee generiche di onestà e trasparenza - pienamente condivisibili - di per sé insufficienti. Poi dovranno governare (per ora solo alcune città minori…), e cercare delle alleanze, e destreggiarsi fra norme europee e nazionali, istanze dei cittadini e vaghezza della loro linea. Credo che sarà dura.

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